lunedì 28 marzo 2016

Il disabile può essere licenziato durante il periodo di prova anche senza comunicazione scritta


Il caso

Un lavoratore disabile viene assunto in seguito ad avviamento obbligatorio.

Il contratto di lavoro è a tempo indeterminato e prevede un periodo di prova di 6 mesi.

Dopo qualche settimana, però, il datore ritiene che l'esperimento non sia stato superato, per cui, quando ancora non è terminato il periodo di prova, licenzia il lavoratore.

Il licenziamento però non è accompagnato da una formale comunicazione scritta, sicché il lavoratore lo impugna, lamentando la mancanza della forma scritta e della relativa motivazione.

Dopo vari gradi di giudizio la questione viene affrontata dalla Corte di Cassazione, la quale dichiara che il licenziamento è legittimo e condanna il lavoratore disabile al pagamento delle spese processuali.

La motivazione

Secondo la Cassazione, durante il periodo di prova (compreso quello che interessa un lavoratore disabile assunto attraverso l'avviamento obbligatorio) il datore il quale, ritenendo non superato l'esperimento, intende licenziare il lavoratore, non ha l'onere di adottare la forma scritta e di comunicare espressamente le ragioni poste alla base del recesso.

La ragione che giustifica il licenziamento, infatti, è facilmente desumibile: essa consiste nella valutazione negativa della prova.

Il lavoratore, quindi, per contestare adeguatamente il suo licenziamento, avrebbe dovuto provare di aver svolto efficacemente (tenuto conto delle sue menomazioni) il periodo di prova.


Avv. Francesco Barletta
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lunedì 21 marzo 2016

Indennità di disoccupazione (NASPI) per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e svolgimento di altre attività lavorative


La nuova indennità mensile di disoccupazione (cosiddetta NASPI) è stata estesa, per il 2015, anche ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa che perdano involontariamente il lavoro.

Nel caso in cui il lavoratore che percepisce la NASPI (che quindi è in stato di disoccupazione) instauri un rapporto di lavoro subordinato (cioè in sostanza trovi un nuovo lavoro come dipendente), è prevista:

  • la sospensione della prestazione NASPI, se il nuovo rapporto di lavoro ha durata inferiore a 5 giorni, oppure
  • la decadenza dalla prestazione NASPI, se il nuovo rapporto di lavoro ha durata superiore a 5 giorni.

Se invece il lavoratore che percepisce la NASPI intraprende una nuova attività lavorativa di natura autonoma, mediante la quale però prevede di produrre un reddito minimo (cioè che consente di mantenere lo stato di disoccupazione), è prevista la semplice riduzione della prestazione (non quindi la decadenza dalla stessa), a patto che il lavoratore comunichi all'Inps, entro 30 giorni dall'inizio dell'attività, il reddito annuo che prevede di percepire.

L'indennità qui viene ridotta di un importo pari all'80% del reddito previsto.

Se il lavoratore non comunica all'Inps l'inizio dell'attività autonoma, decade dalla prestazione.


Avv. Francesco Barletta
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lunedì 14 marzo 2016

Licenziamento del dirigente pubblico e parere del Comitato dei Garanti

Vedi anche:


Il caso

Il dirigente di un'Amministrazione dello Stato prende ripetutamente posizione nella materia in cui è competente l'Ente, sostenendo tesi dirette a dimostrare l'inefficacia dei piani di intervento adottati.

Per l'Amministrazione, questo comportamento reca grave pregiudizio all'attuazione delle politiche elaborate in tale settore, per cui viene aperto un procedimento disciplinare a carico del lavoratore.

Durante il procedimento viene sentito anche il Comitato dei Garanti (organo deputato ad esprimere pareri in materia di sanzioni disciplinari da applicare a dipendenti di amministrazioni dello Stato), il quale fornisce parere favorevole al licenziamento.

L'Amministrazione quindi, adeguandosi al parere, intima il recesso, ma questo viene prontamente impugnato dal lavoratore.

Nel primo e nel secondo grado di giudizio il licenziamento viene dichiarato illegittimo.

Allo stesso modo si esprime la Cassazione.

La motivazione

Secondo la Corte di Cassazione, nel caso di specie il parere del Comitato dei Garanti è irrilevante.

Esso, infatti, rileva solo in materia di responsabilità dirigenziale (cioè di responsabilità gestionale per il mancato raggiungimento di obiettivi e per grave inosservanza delle direttive impartite) e non anche in materia di responsabilità disciplinare (cioè di irrogazione di sanzioni disciplinari).

In secondo luogo, gli addebiti mossi al lavoratore, anche se riferiti alle modalità con cui le opinioni sono state espresse, sono estremamente generici, per cui ne risulta leso il suo diritto di difesa.

Ciò premesso, la Cassazione ha ordinato la reintegrazione del dirigente pubblico nel posto di lavoro, ritenendo applicabile l'art.18 dello Statuto dei Lavoratori.

Vedi anche:


Per il licenziamento del dirigente nel settore privato, invece, clicca qui.

Avv. Francesco Barletta
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lunedì 7 marzo 2016

Indennità di disoccupazione (NASPI) per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa – Calcolo, domanda e durata


La nuova indennità mensile di disoccupazione (cosiddetta NASPI) è stata estesa, per il 2015, anche ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa che perdano involontariamente il lavoro.

Per calcolare l'importo della NASPI occorre prendere in considerazione il reddito imponibile ai fini previdenziali (derivante da rapporti di collaborazione) dell'anno in cui si è verificata la cessazione del rapporto di lavoro e dell'anno precedente.

Tale reddito va poi diviso per il numero di mesi di contribuzione.

Se l'importo che viene ricavato è pari o inferiore a 1.195 euro, la NASPI sarà pari al 75% di tale importo; se invece è superiore, la NASPI sarà pari al 75% di 1.195 euro più il 25% della differenza tra 1.195 euro e l'importo maggiore ricavato, con un tetto massimo che non può comunque superare 1.300 euro mensili.

L'indennità, poi, si riduce di un 3% al mese a partire dal 4° mese di fruizione.

La NASPI viene corrisposta mensilmente per un numero di mesi pari alla metà dei mesi di contribuzione, con un tetto massimo di 6 mesi.

La domanda per godere dell'indennità deve essere presentata in via telematica all'Inps entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro e la prestazione spetta dall'8° giorno successivo all'interruzione del rapporto.


Avv. Francesco Barletta
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