lunedì 10 ottobre 2016

Licenziamento del dipendente pubblico: retribuzioni perse sin dal momento della sospensione cautelare

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Il caso

Un biologo presso un'azienda sanitaria regionale, durante la notte, riceve dal suo superiore il compito di effettuare alcuni esami urgenti.

Il dipendente, però, non solo si rifiuta di eseguirli, ma butta nei rifiuti sia la richiesta che le provette.

L'azienda se ne accorge e per questo apre un procedimento disciplinare a carico del lavoratore.

La prima conseguenza è che al dipendente viene irrogata una sospensione cautelare dal lavoro, con interruzione delle retribuzioni.

Alla stessa fa seguito il licenziamento, che però è prontamente impugnato.

Dopo vari gradi di giudizio la questione viene esaminata dalla Cassazione, la quale dichiara legittimo il licenziamento.

La motivazione

Secondo la Corte di Cassazione, la condotta posta in essere è estremamente grave.

Non rientra infatti nella competenza del lavoratore apprezzare la necessità ed urgenza delle analisi richieste.

In caso di dubbio (sempre che effettivo) sulla reale necessità ed urgenza delle analisi, il dipendente avrebbe dovuto tenere un altro comportamento, e non già rifiutarsi di eseguire un atto dovuto.

Quanto alla mancata corresponsione delle retribuzioni, va detto che in caso di licenziamento il rapporto si intende cessato sin dal momento della sospensione cautelare, per cui da quel momento il lavoratore perde il diritto a percepire le retribuzioni.

Conclusione: licenziamento legittimo e nessuna retribuzione al lavoratore dal momento della sospensione cautelare.

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Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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