lunedì 25 luglio 2016

Legittimo il licenziamento della lavoratrice che minaccia gli altri dipendenti e viola la legge

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Il caso

Una lavoratrice viene assunta da un'azienda operante nel settore farmaceutico.

Dopo qualche tempo, però, la dipendente si rende protagonista di una serie di episodi che turbano l'ambiente di lavoro.

Da un lato, infatti, inizia a minacciare ed offendere gli altri lavoratori, dall'altro viola ripetutamente le norme di legge che riguardano l'attività aziendale (con particolare riferimento al trasporto ed alla vendita dei prodotti).

Per tali motivi l'azienda decide di licenziare la dipendente, la quale però impugna il provvedimento.

Dopo 2 gradi di giudizio, la questione viene esaminata dalla Corte d'Appello, la quale dichiara legittimo il licenziamento.

Avverso questa pronuncia la lavoratrice propone ricorso per cassazione, sostenendo che la misura adottata è sproporzionata rispetto alla condotta posta in essere e, comunque, di essere stata provocata dal datore di lavoro.

Senonché la Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento.

La motivazione

Secondo la Cassazione, il contratto collettivo applicabile al rapporto di lavoro della dipendente prevede il licenziamento per giusta causa per condotte analoghe a quella accertata.

E' lo stesso contratto collettivo, quindi, a prevedere la proporzionalità tra il comportamento posto in essere e la misura adottata.

La Cassazione sul punto ritiene che il contratto collettivo sia vincolante per il magistrato, il quale evidentemente non potrà che considerare proporzionata la sanzione irrogata.

Nel caso di specie, poi, la lavoratrice non ha mai contestato l'esistenza dei fatti addebitati (cioè non ha mai negato di averli commessi), ma si è limitata a sostenere di aver subito vessazioni da parte del datore.

Senonché tali provocazioni non sono state dimostrate e pertanto il licenziamento deve considerarsi legittimo.

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Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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