lunedì 6 giugno 2016

Illegittimo il licenziamento della lavoratrice che, sul proprio pc, salva file di lavoro denominandoli con frasi offensive

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Una dipendente, essendo insofferente verso il proprio impiego, salva sul proprio pc alcuni file di lavoro denominandoli con frasi offensive.

Il datore di lavoro se ne accorge e la licenzia per giusta causa.

A questo punto il licenziamento viene impugnato dalla lavoratrice.

Mentre in primo grado il ricorso viene respinto, in secondo grado invece la Corte d'Appello accoglie la domanda.

Secondo la Corte, la misura adottata è esagerata e sproporzionata rispetto al comportamento tenuto.

Le espressioni utilizzate, infatti, seppur censurabili sotto il profilo della correttezza, non sono così gravi da ledere irreparabilmente il rapporto di fiducia con il datore.

La condotta, inoltre, è stata episodica, per cui non ha arrecato pregiudizio al decoro ed all'immagine aziendale, né può parlarsi di insubordinazione.

Al riguardo, quindi, sarebbe stato più corretto applicare una sanzione conservativa del rapporto di lavoro.

L'azienda, però, non condivide tali argomentazioni, e per questo propone ricorso per cassazione, facendo rilevare:

  • il disprezzo della lavoratrice per il proprio impiego;
  • che l'episodio è avvenuto a pochi mesi dall'assunzione ed a seguito di una precedente contestazione disciplinare.

Senonché la Cassazione respinge il ricorso e dichiara definitivamente illegittimo il licenziamento.

Il comportamento infatti è certamente passibile di sanzione disciplinare, ma certo non costituisce insubordinazione o inottemperanza alle mansioni assegnate, né lede l'immagine aziendale.

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Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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