lunedì 18 aprile 2016

Licenziamento legittimo per il lavoratore che compie ripetuti atti di violenza nei confronti della moglie

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Il caso

Un lavoratore, insieme con la moglie, è socio di un'impresa.

Senonché il dipendente, in numerose occasioni, si rende protagonista di atti di violenza nei confronti della moglie, ed alcuni di questi episodi avvengono anche sul luogo di lavoro ed in presenza della clientela.

Per queste ragioni l'azienda apre un procedimento disciplinare a carico del lavoratore, al termine del quale gli intima il licenziamento per giusta causa.

Il dipendente però impugna il recesso.

Sostiene che gli atti di violenza attengono al rapporto coniugale e sono quindi estranei a quello di lavoro.

Si tratterebbe quindi di comportamenti che non possono avere rilevanza disciplinare, in quanto riguardano la sfera privata del lavoratore.

Dopo vari gradi di giudizio la questione viene affrontata dalla Cassazione, la quale dichiara legittimo il licenziamento.

La motivazione

Secondo la Cassazione, il lavoratore deve evitare non solo i comportamenti che violano l'obbligo di fedeltà nei confronti del datore di lavoro, ma anche tutte quelle condotte, comprese quelle al di fuori del contesto lavorativo, che possono pregiudicare le esigenze dell'azienda ed il perseguimento dei doveri connessi al suo inserimento ed alla sua permanenza nell'organizzazione aziendale.

Nel caso di specie gli atti di violenza ledono il rapporto di fiducia tra datore e lavoratore e quindi giustificano il licenziamento per giusta causa.

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Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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