lunedì 8 febbraio 2016

Dipendente pubblico patteggia e viene licenziato

Vedi anche:


La vicenda

Un dipendente pubblico commette un reato.

Per tale ragione l'Amministrazione apre un procedimento disciplinare a suo carico che va ad affiancarsi a quello penale.

Nell'ambito del procedimento penale, il lavoratore chiede di poter patteggiare; il Tribunale accoglie la richiesta ed emette una sentenza di patteggiamento.

Senonché l'Amministrazione, appena avuta conoscenza della sentenza di patteggiamento, chiude il procedimento disciplinare con il licenziamento del dipendente pubblico.

A questo punto il lavoratore impugna la decisione e, dopo vari gradi di giudizio, la questione finisce dinanzi alla Corte di Cassazione, la quale però conferma la legittimità del licenziamento.

La motivazione

Secondo la Cassazione, la sentenza di patteggiamento costituisce indizio di giusta causa e su di essa può quindi basarsi il licenziamento disciplinare.

Tutto quello che viene accertato, cioè, in sede penale, può essere messo alla base del procedimento disciplinare.

Nel caso di specie, la sentenza di patteggiamento costituisce un giudicato rilevante (simile alla sentenza penale irrevocabile), il quale può valere anche nel procedimento disciplinare che interessa il dipendente pubblico.

Il principio che si ricava dalla decisione, dunque, è che la sentenza di patteggiamento è equiparata ad una sentenza penale di condanna passata in giudicato, e quindi dalla stessa può evincersi l'ammissione di responsabilità del lavoratore.

Certo il dipendente pubblico potrà sempre difendersi in sede civile (cioè in sede di impugnazione del licenziamento) e lì far accertare elementi di fatto a se favorevoli, ma tali circostanze non possono mai contrastare con il giudicato penale.

Vedi anche:


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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