lunedì 14 dicembre 2015

Sproporzionato il licenziamento per il lavoratore che gode di un alloggio del datore senza comunicare di averne altri

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Un lavoratore viene assunto da un'azienda.

Il datore di lavoro mette a disposizione del dipendente un alloggio aziendale a condizioni particolarmente vantaggiose (è infatti previsto il pagamento di un canone di affitto mensile di pochi euro).

Dopo l'assegnazione dell'alloggio, però, l'azienda invia al lavoratore una lettera in cui lo invita a dichiarare se è già proprietario di altri alloggi.

Senonché il dipendente è effettivamente proprietario di altri beni immobili destinati ad abitazione e pertanto, cosciente del fatto che comunicare tale situazione patrimoniale gli farebbe perdere l'alloggio aziendale, omette di rispondere alla lettera del datore di lavoro.

Dopo qualche tempo, tuttavia, l'azienda viene a sapere dell'esistenza degli altri immobili e per questo apre un procedimento disciplinare al termine del quale, ritenendo leso il rapporto di fiducia tra datore e lavoratore, intima il licenziamento di quest'ultimo.

Il dipendente però impugna il recesso e, dopo varie vicissitudini, la questione arriva dinanzi alla Corte di Cassazione, la quale dichiara sproporzionato e quindi illegittimo il licenziamento e condanna il datore a reintegrare il lavoratore in azienda ed a pagargli tutte le retribuzioni maturate dal giorno del licenziamento fino a quello dell'effettiva reintegra.

Secondo la Corte, in effetti, i fatti posti in essere dal lavoratore, ed in particolare l'aver sottaciuto l'esistenza di altri beni immobili, sono certamente riprovevoli sul piano disciplinare e pertanto meritavano di essere sanzionati, ma non con il licenziamento che perciò risulta essere sproporzionato e quindi illegittimo.

Preme evidenziare che tutta la vicenda si è svolta prima dell'entrata in vigore del Jobs Act, l'applicazione del quale non avrebbe consentito al lavoratore di essere reintegrato in azienda, ma solo di usufruire di un'indennità risarcitoria proporzionata alla sua anzianità di servizio.

Il Jobs Act infatti, in presenza di addebiti disciplinari, prevede la reintegrazione nel posto di lavoro solo allorquando i fatti contestati al dipendente sono materialmente inesistenti, ed in altre ipotesi residuali.

In tutti gli altri casi, invece, è previsto solo il risarcimento del danno.

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Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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