lunedì 12 ottobre 2015

Il licenziamento per soppressione del posto di lavoro nei rapporti tra società madre e società figlia

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Soluzioni e Rimedi Alternativi al Licenziamento Economico (o per Giustificato Motivo Oggettivo)

L'azienda A (società madre), nell'ambito di un processo di riduzione dei costi e dell'organico, decide di sopprimere alcuni posti lavoro.

Per gestire la crisi, viene creata appositamente un'azienda B (società figlia), in cui transiteranno provvisoriamente alcuni lavoratori in esubero.

Tra questi vi è una lavoratrice che rimane alle dipendenze dell'azienda B per ben 3 anni e che poi viene licenziata.

La dipendente tuttavia impugna il licenziamento, chiedendo che venga accertata la nullità dello stesso e che, conseguentemente, venga disposta la reintegrazione nel posto di lavoro, ma sia nel primo che nel secondo grado di giudizio si vede respingere le proprie pretese.

Per tale motivo è costretta a proporre ricorso per cassazione.

A questo punto la Corte di Cassazione esamina l'operato del giudice di secondo grado (vale a dire della Corte d'Appello) e si accorge di alcune incongruenze.

Anzitutto la Corte d'Appello ha ritenuto valide e sussistenti le ragioni economiche poste alla base del licenziamento, non tenendo però conto del fatto che la dichiarazione di crisi dell'azienda (e la stessa comunicazione ai sindacati) risale addirittura a 3 anni prima del licenziamento.

In secondo luogo la Corte d'Appello ha ritenuto distinte le 2 società (madre e figlia), mentre invece dalle risultanze processuali emerge una totale identità delle stesse, che addirittura qualche mese dopo il licenziamento della lavoratrice si sono fuse.

Sulla base di questo la società B, prima di licenziare la dipendente, avrebbe dovuto verificare la possibilità di reimpiegarla (con mansioni equivalenti o inferiori) sia nella stessa società B che nella società A e, in caso di posti disponibili, offrire il reimpiego alla lavoratrice.

Ad oscurare la legittimità del licenziamento vi è inoltre il fatto che la società A ha effettuato nuove assunzioni dopo il licenziamento della dipendente.

Per tutte queste ragioni la Corte di Cassazione annulla la decisione di secondo grado e rinvia la causa nuovamente dinanzi alla Corte d'Appello, la quale dovrà accertare se nel momento del licenziamento erano ancora sussistenti i motivi economici che hanno portato al recesso.

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Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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