lunedì 7 settembre 2015

Legittimo il licenziamento per furto del lavoratore che non versa nelle casse sociali somme incassate in eccedenza

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Un lavoratore avente le mansioni di esattore all'interno di una società viene accusato di non aver versato nelle casse sociali alcune somme incassate in eccedenza (furto).

Il procedimento disciplinare si conclude con il licenziamento del dipendente, il quale però impugna il provvedimento in giudizio.

Sia il giudice di primo che di secondo grado, tuttavia, ritengono legittimo il licenziamento.

La Corte d'Appello, in particolare, fa rilevare che gli ammanchi non derivano da un errore nella gestione contabile e che le operazioni di verifica effettuate dalla società non possono dirsi vessatorie, cioè discriminatorie, nei confronti del lavoratore.

A questo punto il dipendente propone ricorso per cassazione, sostenendo che:

  • il licenziamento è discriminatorio, dal momento che i controlli sono stati effettuati solo nei suoi confronti;
  • i controlli, comunque, sono stati effettuati in modo illegittimo;
  • la sanzione applicata si è rivelata sproporzionata rispetto al fatto contestato.

Non è tuttavia d'accordo la Corte di Cassazione, secondo la quale:

  • le operazioni di verifica, di cui sono stati incaricati investigatori privati dell'azienda, si sono svolte a campione, per cui non può parlarsi di licenziamento discriminatorio;
  • la contestazione riguardo l'illegittimità dei controlli stessi è tardiva, in quanto effettuata solo in appello, per cui non può essere presa in considerazione;
  • il comportamento del lavoratore è contrassegnato da ripetitività, mentre non sono stati rilevati semplici errori contabili; proprio la mansione svolta dal dipendente, quella di esattore, a fronte della condotta riscontrata va a ledere il vincolo fiduciario esistente tra le parti, con conseguente proporzionalità ed adeguatezza della sanzione irrogata.

Il licenziamento è quindi legittimo.

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Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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