lunedì 14 settembre 2015

Il demansionamento protratto per 4 anni legittima le dimissioni per giusta causa del dirigente ed il risarcimento del danno

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Un lavoratore dirigente, dopo essere stato assunto, subisce un demansionamento protratto per 4 anni.

Per tale ragione chiede una ricollocazione aziendale – più consona alla sua qualifica – che però gli viene negata, ragion per cui si vede costretto a rassegnare le sue dimissioni per giusta causa ed a trovare un'altra occupazione.

Il dirigente si rivolge al giudice chiedendogli, tra l'altro, di accertare il demansionamento subìto e l'esistenza della giusta causa di dimissioni, e di condannare l'azienda al risarcimento del danno per il pregiudizio occorso.

Effettivamente il giudice di primo grado, dichiarata l'illegittimità del demansionamento, condanna il datore di lavoro a risarcire il danno al dirigente, nella misura del 40% della retribuzione, decisione poi confermata anche in secondo grado.

A questo punto l'azienda propone ricorso per cassazione, sostenendo che:

  • il periodo di presunto demansionamento non è stato continuo, ma diviso in 2 momenti separati;
  • non è stata fornita prova del danno da demansionamento;
  • la determinazione del danno (pari al 40% della retribuzione) va comunque contestata, in primo luogo perché il periodo di presunto demansionamento non è stato continuo e poi perché il lavoratore ha prontamente reperito un'altra occupazione;
  • non sussiste una giusta causa di dimissioni quando il presunto demansionamento si protrae per ben 4 anni, lasciando trasparire la tolleranza del lavoratore alla nuova situazione venutasi a creare;
  • il presunto demansionamento non è connotato da gravità;
  • il dirigente si è dimesso non a causa del demansionamento ma per aver trovato un'altra occupazione.

La Corte di Cassazione, tuttavia, respinge il ricorso, rilevando che:

  • il danno da demansionamento è stato provato (dal giudizio, infatti, risulta che il lavoratore, dopo essere stato assunto come dirigente, si è visto dapprima ridurre la pluralità dei compiti originariamente assegnatigli e poi azzerare del tutto gli stessi; a tale demansionamento ha fatto seguito una ripetuta richiesta di ricollocazione da parte del lavoratore, ignorata però dall'azienda);
  • la protrazione del demansionamento non comporta acquiescenza o tolleranza da parte del lavoratore;
  • la successiva assunzione (presso altra azienda) non esclude il pregiudizio subìto.

E' giusta quindi la condanna al risarcimento del danno.

Vedi anche:



Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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