lunedì 10 agosto 2015

Licenziamento del giornalista, parere del comitato di redazione ed obbligo di repechage

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Una lavoratrice giornalista con qualifica di capo – servizio alla redazione di un mensile, a seguito di un piano di risanamento economico e finanziario che prevede la chiusura definitiva del periodico, viene licenziata per giustificato motivo oggettivo.

La lavoratrice impugna il licenziamento, ma in primo grado il Tribunale conferma l'efficacia dello stesso.

Così la giornalista si vede costretta ad impugnare la decisione di primo grado e, questa volta, la Corte d'Appello dichiara l'inefficacia del licenziamento per violazione del contratto collettivo nazionale di lavoro dei giornalisti: il datore di lavoro, infatti, contrariamente a quanto previsto dal ccnl di categoria, non ha richiesto il preventivo parere al comitato di redazione.

Per tale ragione viene disposta la reintegrazione della lavoratrice nel posto di lavoro.

A questo punto è l'azienda ad impugnare la decisione di secondo grado, sostenendo che:

  • il non aver richiesto il preventivo parere al comitato di redazione costituisce solo una condotta antisindacale, in quanto tale non contestabile dal lavoratore;
  • la norma che prevede il preventivo parere non è applicabile ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, e comunque non prevede l'illegittimità o l'inefficacia del licenziamento in caso di mancato parere.

Tuttavia la Corte di Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento.

Rileva la Cassazione infatti che:

  • secondo il contratto collettivo, il comitato di redazione ha tra i suoi compiti anche quello di esprimere pareri preventivi e formulare proposte in materia di licenziamenti, ed in effetti, a tale scopo, il direttore o l'editore, almeno 72 ore prima di adottare il provvedimento di licenziamento, devono far pervenire idonea informativa al comitato di redazione stesso, il quale potrà esprimere il suo parere nelle 72 ore successive;
  • sempre secondo il contratto collettivo, l'editore ed il comitato di redazione devono incontrarsi al fine di verificare la possibilità di riassorbire i giornalisti in esubero in altre testate della stessa azienda o dello stesso gruppo editoriale, o in testate di società controllate (c.d. obbligo di repechage);
  • l'informativa dunque costituisce un atto dovuto, a garanzia dei diritti sia dei lavoratori che dei sindacati;
  • nella fattispecie, tuttavia, l'informativa non è stata inviata e lo stesso incontro tra editore e comitato di redazione non è mai avvenuto, il che non può che comportare l'illegittimità del licenziamento.

Vedi anche:



Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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