lunedì 27 luglio 2015

Il giornalista che rassegna le dimissioni ha diritto alle differenze retributive

Vedi anche:

Guida alle Dimissioni del Lavoratore

Le Dimissioni del Lavoratore con Contratto a Tempo Determinato

Le Dimissioni e l'Incentivo all'Esodo

Guida alla Risoluzione Consensuale del Rapporto di Lavoro

Un lavoratore giornalista presta la propria attività alle dipendenze di un noto quotidiano (primo periodo di lavoro).

Dopo diversi anni, al giornalista viene proposto di rassegnare le dimissioni e di continuare a lavorare in favore dello stesso quotidiano come libero professionista.

In questo modo il dipendente potrà continuare ad operare con più autonomia.

Il lavoratore accetta e rassegna le proprie dimissioni.

Inizia così un secondo periodo di lavoro, caratterizzato però dalle stesse modalità del precedente.

Per tale motivo il giornalista, ritenendo configurato un nuovo rapporto di lavoro subordinato, anziché un rapporto di lavoro autonomo, chiede il pagamento delle relative differenze retributive.

Si oppone tuttavia l'azienda, secondo la quale il secondo periodo di lavoro non presenta i caratteri del rapporto di lavoro subordinato.

Il giornalista non è d'accordo e per questo la questione finisce in giudizio.

Senonché sia la Corte d'Appello che la Corte di Cassazione riconoscono i diritti del lavoratore e condannano l'azienda al pagamento delle differenze retributive.

Nel corso del giudizio, infatti, emerge che il secondo periodo di lavoro si è svolto con le caratteristiche proprie del rapporto di lavoro subordinato.

Ciò in quanto il giornalista è risultato sempre presente in azienda, ha provveduto a redigere articoli e rubriche, ed ha percepito compensi in via continuativa.

Il tutto con le stesse modalità del precedente periodo di lavoro.


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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