lunedì 11 maggio 2015

La prova della riorganizzazione aziendale fa perdere l'indennità suppletiva al dirigente licenziato

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Un lavoratore dirigente, con mansioni di direttore commerciale, viene licenziato senza preavviso a causa di una riorganizzazione aziendale.

Il dipendente, però, impugna il licenziamento e chiede al giudice:

  • il pagamento di una parte dell'indennità di mancato preavviso, pari ad € 21.290,35 (non ritenendo sufficiente quella versatagli dall'azienda);
  • il pagamento dell'indennità suppletiva massima, pari ad € 314.073,67, dal momento che ritiene ingiustificato il licenziamento.

In primo grado il Tribunale, accogliendo parzialmente le ragioni del dirigente, condanna l'azienda al solo pagamento della somma di € 9.442,72, a titolo di saldo dell'indennità di mancato preavviso.

La decisione viene però impugnata dal dirigente e, in secondo grado, la Corte d'Appello, accogliendo ancora una volta parzialmente le ragioni del lavoratore, condanna l'azienda:

  • al pagamento della somma di € 21.290,00 a titolo di saldo dell'indennità di mancato preavviso;
  • al pagamento della somma di € 157.000,00 a titolo di indennità suppletiva.

La Corte basa la propria decisione sul fatto che l'azienda non è riuscita a provare la giustificatezza del licenziamento.

Quanto all'indennità di mancato preavviso, la Corte ricalcola la stessa includendovi tutte le voci della retribuzione, inclusi i fringe benefits.

Per quanto concerne, infine, l'indennità suppletiva, la Corte ritiene che la stessa debba essere pari alla metà del massimo (cioè pari ad € 157.000,00), visto da un lato il comportamento scorretto della società, e dall'altro il fatto che il dirigente, subito dopo il licenziamento, ha comunque trovato prontamente un nuovo impiego, limitando così i danni subìti.

Questa volta la decisione è impugnata in Cassazione da entrambe le parti.

Se l'azienda, infatti, ritiene legittimo il licenziamento e quindi non dovuta alcuna somma, il dirigente, ottenuto dalla Corte d'Appello il saldo dell'indennità di mancato preavviso nella misura richiesta (€ 21.290,00), insiste nel chiedere il pagamento dell'indennità suppletiva nella misura massima (pari ad € 314.073,67).

Secondo la Cassazione l'azienda è riuscita a provare in giudizio l'effettiva riorganizzazione aziendale, sia attraverso la documentazione prodotta in atti, che mediante prova testimoniale.

Per questa ragione il licenziamento non può dirsi ingiustificato.

Alla luce di quanto sopra evidenziato, dunque, la Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado, ed ha rinviato nuovamente la questione alla Corte d'Appello, la quale dovrà ora decidere la controversia tenendo conto di quanto accertato dalla Cassazione.

Il dirigente, quindi, rischia ora di vedersi rigettare le proprie pretese in merito all'indennità suppletiva.

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Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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