lunedì 4 maggio 2015

Illegittimo il licenziamento, per riorganizzazione aziendale, del dirigente sostituito con altro lavoratore

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Un lavoratore dirigente viene licenziato per riorganizzazione aziendale e per la connessa esigenza di riduzione dei costi del personale.

Il dirigente però impugna il licenziamento e, sia nel primo che nel secondo grado di giudizio, viene dichiarata l'illegittimità dello stesso per difetto di giustificatezza.

Il datore di lavoro viene inoltre condannato al pagamento dell'indennità supplementare prevista dal contratto collettivo applicabile al rapporto di lavoro.

Secondo la Corte d'Appello, il datore non ha effettuato alcuna riorganizzazione aziendale; né può dirsi esistente l'esigenza di ridurre i costi del personale, tant'è che al dirigente non è mai stata proposta alcuna decurtazione del suo compenso.

E' stato invece accertato che l'unico vero motivo alla base del licenziamento era rappresentato dalla volontà del datore di estromettere il dirigente dal vertice dell'organizzazione e di sostituirlo con un altro uomo di sua fiducia.

Avverso la sentenza di secondo grado il datore propone ricorso per cassazione.

Senonché anche la Corte di Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento.

Secondo la Cassazione, infatti, non vi è nessuna traccia della annunciata riorganizzazione aziendale e della necessità di ridurre i costi del personale.

Semmai risulta provata la volontà del datore di sostituire il dirigente con altro lavoratore di sua fiducia, disegno attuatosi con il progressivo ed immotivato svilimento del ruolo del dirigente licenziato.

Ma tale motivo non è idoneo ad integrare gli estremi della giustificatezza del licenziamento.

Vedi anche:



Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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