lunedì 30 marzo 2015

L'assenza dal lavoro per una malattia non provata non configura le dimissioni implicite del lavoratore


Il lavoratore avvisa telefonicamente l'azienda riguardo il suo stato di malattia ed il datore riconosce lo stato morboso, in quanto nella successiva busta paga, tra le varie voci della retribuzione, vi è la dicitura “aspettativa per malattia 50%”.

I giorni però passano ed il dipendente non fa pervenire all'azienda nessun certificato medico, a riprova della malattia.

Dopo 10 giorni di assenza, il datore di lavoro interpreta l'allontanamento del lavoratore, non giustificato formalmente da alcun certificato medico, come volontà implicita di rassegnare le proprie dimissioni.

Tale interpretazione viene però contestata dal dipendente e la questione finisce in giudizio.

In primo grado il Tribunale condivide l'interpretazione dell'azienda e quindi ritiene che dall'assenza ingiustificata dal lavoro possa evincersi la volontà del dipendente di recedere dal rapporto di lavoro.

Ma il lavoratore non è d'accordo e quindi impugna la decisione.

Dopo il grado di appello, viene chiamata a pronunciarsi sulla controversia la Corte di Cassazione.

Secondo la Corte, il rapporto di lavoro può cessare o per volontà espressa del dipendente (dimissioni), oppure per decisione del datore di lavoro (licenziamento).

Non esiste un terzo genere di cessazione del rapporto di lavoro, come ad esempio le dimissioni implicite.

Di conseguenza, l'assenza prolungata ed ingiustificata dal posto di lavoro non può integrare l'ipotesi delle dimissioni volontarie del lavoratore.


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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