lunedì 29 dicembre 2014

Illegittimo il licenziamento per insubordinazione del lavoratore

Vedi anche:


Un operatore ecologico si presenta al lavoro, marca la propria presenza e, ritenendo che il datore di lavoro non garantisce le condizioni igienico – sanitarie per tutelare la salute dei lavoratori, rimane inoperoso per tutto il suo turno di lavoro.

L'azienda, ritenendo grave il comportamento del dipendente, apre un procedimento disciplinare a suo carico, al termine del quale intima il licenziamento per insubordinazione.

Ma il lavoratore non ci sta ed impugna il licenziamento dinanzi al Giudice del Lavoro.

In primo grado il dipendente vede respingersi il proprio ricorso, mentre in secondo grado la Corte d'Appello ribalta completamente la pregressa decisione, dichiarando illegittimo il licenziamento e condannando la società datrice di lavoro a reintegrare il dipendente nel posto di lavoro ed a risarcirgli il danno subìto.

La Corte d'Appello, nel giustificare la propria decisione, rileva che:

  • effettivamente l'azienda non ha adottato alcuna garanzia per la sicurezza igienico – sanitaria dei suoi lavoratori;
  • l'azienda era pienamente consapevole delle anzidette carenze, tanto da promettere interventi risolutori;
  • il lavoratore ha sollevato il problema delle carenze igienico – sanitarie anche in qualità di sindacalista, posizione ricoperta dallo stesso all'interno della compagine aziendale;
  • alla luce di quanto detto, il comportamento del lavoratore deve ritenersi giustificato ed improntato a correttezza e buona fede;
  • conseguentemente il licenziamento deve considerarsi sproporzionato, dal momento che la società datrice di lavoro avrebbe potuto applicare sanzioni disciplinari meno gravi rispetto al licenziamento.

A questo punto l'azienda propone ricorso per cassazione avverso la decisione di secondo grado, ma anche la Corte di Cassazione dà ragione al lavoratore.

Secondo la Cassazione, infatti, le carenze denunciate dal dipendente sono estremamente gravi, soprattutto in relazione alla posizione lavorativa rivestita, che porta lo stesso a contatto con sostanze particolarmente pericolose e nocive.

Tutto questo comporta la necessità di garantire una adeguata pulizia personale dopo l'espletamento di ciascun turno di lavoro.

Il ricorso dell'azienda viene pertanto respinto.

Vedi anche:


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

Contribuisci anche tu a far crescere il sito!
Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui principali social network.

lunedì 22 dicembre 2014

Illegittimo il licenziamento per scarso rendimento del lavoratore

Vedi anche:


Un lavoratore viene accusato di scarso rendimento.

In particolare al dipendente viene contestato di aver svolto un numero di ore lavorative inferiore del 20% rispetto a quelle dovute.

Il tutto in un arco di tempo di 5 mesi.

Il lavoratore viene quindi licenziato.

A questo punto il dipendente impugna il licenziamento e, dopo il primo grado di giudizio, la questione finisce dinanzi alla Corte d'Appello, la quale dichiara illegittimo il recesso e condanna l'azienda a reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro ed a risarcirgli il danno subìto.

L'azienda è quindi costretta a presentare ricorso per cassazione, al fine di ribaltare la sentenza di secondo grado.

Secondo la Corte di Cassazione, bene ha fatto la Corte d'Appello a considerare sproporzionato il licenziamento del dipendente.

Nel corso del giudizio è stato infatti accertato che:

  • il lavoratore aveva subìto un demansionamento;
  • lo stesso era rimasto parzialmente inattivo per diverso tempo;
  • lo scarso rendimento si era verificato durante il periodo di parziale inattività;
  • lo scarso rendimento era limitato, in quanto avvenuto in un arco di tempo esiguo (solo alcuni mesi) rispetto alla durata complessiva del rapporto di lavoro (pari a 5 anni);
  • il dipendente non aveva precedenti disciplinari a suo carico.

Alla luce degli elementi summenzionati, la Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento.

Vedi anche:


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

Contribuisci anche tu a far crescere il sito!
Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui principali social network.

mercoledì 17 dicembre 2014

Motivi di licenziamento del dirigente

Vedi anche:


  • Da quali disposizioni è disciplinato il licenziamento del dirigente?
  • Che caratteristiche deve avere il licenziamento del dirigente?
  • Quali sono i casi in cui il datore di lavoro può licenziare un lavoratore dirigente?
  • Quali sono i comportamenti del dirigente che possono giustificare il suo licenziamento?
  • Che rapporto deve esserci tra fatto commesso dal dirigente e licenziamento dello stesso?
  • Quali sono i principi che il datore deve rispettare nell'intimare il licenziamento dirigenziale?
  • Che importanza riveste il rapporto di fiducia tra datore e lavoratore dirigente nell'ambito del licenziamento?
  • Che rapporto c'è tra i poteri attribuiti al dirigente e la possibilità che egli possa essere licenziato?
  • Il licenziamento del dirigente deve essere motivato? Se si, che caratteristiche deve avere la motivazione?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di seguire le parti (datore di lavoro e dirigente del settore privato) nella gestione della fase terminale del rapporto di lavoro.

Per quanto concerne il licenziamento del dirigente pubblico, si veda invece la guida:


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

Contribuisci anche tu a far crescere il sito!
Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui principali social network.

mercoledì 3 dicembre 2014

Illegittima la trasformazione del licenziamento collettivo in licenziamento individuale (o per giustificato motivo oggettivo)

Vedi anche:




Un'azienda intende licenziare più di 4 lavoratori nell'arco di 120 giorni.

Per tale motivo, viene aperta la procedura di licenziamento collettivo, durante la quale il datore si confronta con le parti sindacali.

Al termine della procedura l'azienda intima il licenziamento; tuttavia non osserva alcuni requisiti previsti dalla legge.

Ne deriva l'illegittimità dei licenziamenti, con la condanna del datore di lavoro alla reintegrazione dei dipendenti nel posto di lavoro.

A questo punto l'azienda tenta di correre ai ripari, cercando di far passare il licenziamento collettivo come licenziamento individuale (o per giustificato motivo oggettivo), come tale non soggetto ai rigidi requisiti previsti dalla procedura di recesso collettivo.

Sul punto interviene la Cassazione, la quale rileva come i licenziamenti intimati sono comunque privi di motivazione, requisito essenziale per i licenziamenti individuali.

Viene quindi confermata l'illegittimità dei licenziamenti intimati e la condanna del datore alla reintegrazione dei dipendenti nel posto di lavoro.

Vedi anche:




Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

Contribuisci anche tu a far crescere il sito!
Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui principali social network.