lunedì 28 aprile 2014

Il licenziamento per giusta causa. Motivi di impugnazione, rimedi, tutela e adempimenti


Il licenziamento per giusta causa rappresenta una delle ipotesi più frequenti di recesso dal rapporto di lavoro.

Ciononostante, numerosi sono i motivi che possono essere utilizzati dal lavoratore per impugnare il licenziamento.

Tali rimedi, tuttavia, di frequente non sono conosciuti né dal lavoratore né dal datore di lavoro.

Ciò porta il datore di lavoro ad intimare licenziamenti spesso avventati, con il rischio che possano poi essere dichiarati illegittimi in sede giudiziaria, con notevoli conseguenze economiche, tali da minacciare la stessa sopravvivenza dell’impresa.

Il lavoratore, dall’altra parte, alle volte rinuncia ad impugnare il licenziamento, pensando che non esistano rimedi idonei a neutralizzare il provvedimento espulsivo; in altri casi, invece, egli contesta il licenziamento, ma senza sfruttare appieno gli strumenti che l’ordinamento giuridico gli riconosce.

La materia, di per sé non semplice, è stata resa ancor più complessa dalla recente riforma Fornero, la quale ha apportato rilevanti cambiamenti alla disciplina, soprattutto per quanto riguarda la tutela spettante al lavoratore.

Di qui l’esigenza della presente guida, dal taglio estremamente pratico, il cui scopo è quello di fungere da punto di riferimento per quanti, datori di lavoro o lavoratori, hanno la necessità di intimare un licenziamento per giusta causa o difendersi da esso.

Di seguito vengono elencati gli argomenti trattati:

  1. Introduzione al licenziamento disciplinare, al procedimento disciplinare ed al licenziamento per giusta causa.
  2. Il licenziamento per giusta causa nel contratto a tempo indeterminato.
  3. Il licenziamento per giusta causa nel contratto a tempo determinato (o a termine).
  4. Principali casi di licenziamento per giusta causa.
  5. Motivi di impugnazione del licenziamento per giusta causa (74 rimedi suggeriti).
  6. Dimensioni del datore di lavoro ai fini del licenziamento per giusta causa.
  7. Tutela prevista in caso di illegittimità del licenziamento per giusta causa e conseguenze per il datore di lavoro.
  8. Adempimenti a carico del datore di lavoro e del lavoratore, successivi al licenziamento per giusta causa.

Tutto questo viene analizzato nella presente guida, realizzata con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, sulla base delle esperienze maturate sul campo.

Numerosi sono i precedenti giudiziari citati, i casi pratici, i riferimenti normativi e le note a corredo.

La guida costituisce un’opera unica nel suo genere, non essendo presente nulla di simile nell’intero panorama editoriale.

Essa si rivolge sia al lavoratore che al datore di lavoro.

In particolare il lavoratore potrà:

  • verificare la legittimità dei presupposti del licenziamento per giusta causa;
  • familiarizzare con i vari motivi di impugnazione;
  • impugnare il licenziamento per giusta causa con la quasi certezza che il proprio ricorso verrà accolto;
  • conoscere e far valere i propri diritti;
  • distinguere i propri diritti a seconda del contratto di lavoro in essere (a tempo indeterminato, determinato, ecc.);
  • distinguere le ipotesi di licenziamento per giusta causa dalle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo;
  • individuare la tutela prevista dalla legge, a seconda della categoria in cui ricade il proprio datore di lavoro;
  • orientarsi tra le varie conseguenze che la legge prevede in caso di licenziamento illegittimo e, in particolare, sapere quando è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro e quando invece essa è esclusa.

Il datore di lavoro, dal canto suo, potrà:

  • tenersi a distanza da ipotesi di licenziamento illegittimo;
  • evitare di incorrere in errori nella delicata fase di intimazione del licenziamento per giusta causa;
  • prevedere con anticipo tutte le conseguenze cui può portare un licenziamento illegittimo;
  • controllare che il lavoratore abbia impugnato correttamente il licenziamento per giusta causa;
  • calcolare e versare correttamente il contributo di disoccupazione recentemente introdotto dalla riforma Fornero;
  • conoscere tutti gli adempimenti successivi al licenziamento per giusta causa.

***

Questo è un post a contenuto aggiunto.

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giovedì 24 aprile 2014

Licenziamento per il dipendente bancario che appone firme false


Al dipendente di banca vengono spesso affidate mansioni di elevata responsabilità.

Quando ciò accade, il rapporto fiduciario che si viene ad instaurare con il datore di lavoro è massimo, per cui basta una piccola infrazione disciplinare ad incrinarlo.

Il comportamento del lavoratore, in questi casi, viene valutato con il massimo rigore.

Ciò si giustifica con il fatto che, a fare affidamento sulla lealtà e sulla correttezza del dipendente, non è solamente la banca datrice di lavoro, ma anche la clientela con la quale egli viene in contatto.

Se questo è il quadro di riferimento, non deve stupire che il dipendente bancario, il quale appone firme false in occasione dello svolgimento della prestazione lavorativa, rischia il licenziamento.

Trattasi di casi in cui la firma falsa è utilizzata per prelevare somme di denaro dal conto corrente di un parente, oppure per incassare assegni non trasferibili intestati al parente stesso.

Il tutto per evitare che il parente si rechi in banca di persona e perda del tempo “prezioso” per effettuare le operazioni.

Secondo la Cassazione questo comportamento è illegittimo, poiché fa ritenere il lavoratore non più idoneo all’esatto adempimento delle prestazioni future.


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lunedì 21 aprile 2014

Il licenziamento per sottrazione di documenti aziendali. Motivi di impugnazione, rimedi e tutela


Il lavoratore che si rende protagonista di sottrazione di documenti aziendali rischia il licenziamento.

Negli ultimi anni numerose sono state le pronunce giudiziarie in materia.

Nonostante la sottrazione di documenti costituisca comportamento estremamente grave del dipendente, esistono diversi motivi che possono essere utilizzati per impugnare un licenziamento di questo tipo.

Tali rimedi, tuttavia, di frequente non sono conosciuti né dal lavoratore né dal datore di lavoro.

Ciò porta il datore di lavoro ad intimare licenziamenti spesso avventati, con il rischio che possano poi essere dichiarati illegittimi in sede giudiziaria, con notevoli conseguenze economiche, tali da minacciare la stessa sopravvivenza dell’impresa.

Il lavoratore, dall’altra parte, alle volte rinuncia ad impugnare il licenziamento, pensando che non esistano rimedi idonei a neutralizzare il provvedimento espulsivo; in altri casi, invece, egli contesta il licenziamento, ma senza sfruttare appieno gli strumenti che l’ordinamento giuridico gli riconosce.

La materia, di per sé non semplice, è stata resa ancor più complessa dalla recente riforma Fornero, la quale ha apportato rilevanti cambiamenti alla disciplina, soprattutto per quanto riguarda la tutela spettante al lavoratore.

Di qui l’esigenza della presente guida, dal taglio estremamente pratico, il cui scopo è quello di fungere da punto di riferimento per quanti, datori di lavoro o lavoratori, hanno la necessità di intimare un licenziamento per sottrazione di documenti aziendali o difendersi da esso.

Di seguito vengono elencati gli argomenti trattati:

  1. Tipologia e caratteristiche del licenziamento per sottrazione di documenti aziendali.
  2. Introduzione al procedimento disciplinare, al licenziamento per giusta causa ed al licenziamento per giustificato motivo soggettivo.
  3. Il licenziamento per sottrazione di documenti aziendali nel contratto a tempo indeterminato.
  4. Il licenziamento per sottrazione di documenti aziendali nel contratto a tempo determinato (o a termine).
  5. Casistica relativa al licenziamento per sottrazione di documenti aziendali.
  6. Motivi di impugnazione del licenziamento per sottrazione di documenti aziendali (31 rimedi suggeriti).
  7. Dimensioni del datore di lavoro ai fini del licenziamento per sottrazione di documenti aziendali.
  8. Tutela prevista in caso di illegittimità del licenziamento per sottrazione di documenti aziendali e conseguenze per il datore di lavoro.
  9. Come contestare il licenziamento per sottrazione di documenti aziendali (impugnazione stragiudiziale).
  10. Il tentativo di conciliazione facoltativo.
  11. La richiesta di arbitrato.
  12. Il ricorso dinanzi al Giudice del Lavoro (impugnazione giudiziale).
  13. Adempimenti a carico del datore di lavoro e del lavoratore, successivi al licenziamento per sottrazione di documenti aziendali.

Tutto questo viene analizzato nella presente guida, realizzata con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, sulla base delle esperienze maturate sul campo.

Numerosi sono i precedenti giudiziari citati, i casi pratici, i riferimenti normativi e le note a corredo.

La guida costituisce un’opera unica nel suo genere, non essendo presente nulla di simile nell’intero panorama editoriale.

Essa si rivolge sia al lavoratore che al datore di lavoro.

In particolare il lavoratore potrà:

  • verificare la legittimità dei presupposti del licenziamento;
  • familiarizzare con i vari motivi di impugnazione;
  • impugnare il licenziamento per sottrazione di documenti aziendali con la quasi certezza che il proprio ricorso verrà accolto;
  • conoscere e far valere i propri diritti;
  • distinguere i propri diritti a seconda del contratto di lavoro in essere (a tempo indeterminato, determinato, ecc.);
  • individuare la tutela prevista dalla legge, a seconda della categoria in cui ricade il proprio datore di lavoro;
  • orientarsi tra le varie conseguenze che la legge prevede in caso di licenziamento illegittimo e, in particolare, sapere quando è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro e quando invece essa è esclusa;
  • conoscere i rimedi alternativi al ricorso al Giudice del Lavoro.

Il datore di lavoro, dal canto suo, potrà:

  • tenersi a distanza da ipotesi di licenziamento illegittimo;
  • evitare di incorrere in errori nella delicata fase di intimazione del licenziamento per sottrazione di documenti aziendali;
  • prevedere con anticipo tutte le conseguenze cui può portare un licenziamento illegittimo;
  • controllare che il lavoratore abbia impugnato correttamente il licenziamento;
  • calcolare e versare correttamente il contributo di disoccupazione recentemente introdotto dalla riforma Fornero;
  • conoscere tutti gli adempimenti successivi al licenziamento per sottrazione di documenti aziendali.


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martedì 15 aprile 2014

Il licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro. Motivi di impugnazione, rimedi e tutela


Il lavoratore che si rende protagonista di allontanamento o abbandono del posto di lavoro rischia il licenziamento.

Negli ultimi anni numerose sono state le pronunce giudiziarie in materia.

Nonostante l’allontanamento (o abbandono) costituisca comportamento estremamente grave del dipendente, esistono diversi motivi che possono essere utilizzati per impugnare un licenziamento di questo tipo.

Tali rimedi, tuttavia, di frequente non sono conosciuti né dal lavoratore né dal datore di lavoro.

Ciò porta il datore di lavoro ad intimare licenziamenti spesso avventati, con il rischio che possano poi essere dichiarati illegittimi in sede giudiziaria, con notevoli conseguenze economiche, tali da minacciare la stessa sopravvivenza dell’impresa.

Il lavoratore, dall’altra parte, alle volte rinuncia ad impugnare il licenziamento, pensando che non esistano rimedi idonei a neutralizzare il provvedimento espulsivo; in altri casi, invece, egli contesta il licenziamento, ma senza sfruttare appieno gli strumenti che l’ordinamento giuridico gli riconosce.

La materia, di per sé non semplice, è stata resa ancor più complessa dalla recente riforma Fornero, la quale ha apportato rilevanti cambiamenti alla disciplina, soprattutto per quanto riguarda la tutela spettante al lavoratore.

Di qui l’esigenza della presente guida, dal taglio estremamente pratico, il cui scopo è quello di fungere da punto di riferimento per quanti, datori di lavoro o lavoratori, hanno la necessità di intimare un licenziamento per allontanamento (o abbandono del posto di lavoro) o difendersi da esso.

Di seguito vengono elencati gli argomenti trattati:

  1. Tipologia e caratteristiche del licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro.
  2. Introduzione al procedimento disciplinare, al licenziamento per giusta causa ed al licenziamento per giustificato motivo soggettivo.
  3. Il licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro nel contratto a tempo indeterminato.
  4. Il licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro nel contratto a tempo determinato (o a termine).
  5. Casistica relativa al licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro.
  6. Motivi di impugnazione del licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro (39 rimedi suggeriti).
  7. Dimensioni del datore di lavoro ai fini del licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro.
  8. Tutela prevista in caso di illegittimità del licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro e conseguenze per il datore di lavoro.
  9. Come contestare il licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro (impugnazione stragiudiziale).
  10. Il tentativo di conciliazione facoltativo.
  11. La richiesta di arbitrato.
  12. Il ricorso dinanzi al Giudice del Lavoro (impugnazione giudiziale).
  13. Adempimenti a carico del datore di lavoro e del lavoratore, successivi al licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro.

Tutto questo viene analizzato nella presente guida, realizzata con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, sulla base delle esperienze maturate sul campo.

Numerosi sono i precedenti giudiziari citati, i casi pratici, i riferimenti normativi e le note a corredo.

La guida costituisce un’opera unica nel suo genere, non essendo presente nulla di simile nell’intero panorama editoriale.

Essa si rivolge sia al lavoratore che al datore di lavoro.

In particolare il lavoratore potrà:

  • verificare la legittimità dei presupposti del licenziamento;
  • familiarizzare con i vari motivi di impugnazione;
  • impugnare il licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro con la quasi certezza che il proprio ricorso verrà accolto;
  • conoscere e far valere i propri diritti;
  • distinguere i propri diritti a seconda del contratto di lavoro in essere (a tempo indeterminato, determinato, ecc.);
  • individuare la tutela prevista dalla legge, a seconda della categoria in cui ricade il proprio datore di lavoro;
  • orientarsi tra le varie conseguenze che la legge prevede in caso di licenziamento illegittimo e, in particolare, sapere quando è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro e quando invece essa è esclusa;
  • conoscere i rimedi alternativi al ricorso al Giudice del Lavoro.

Il datore di lavoro, dal canto suo, potrà:

  • tenersi a distanza da ipotesi di licenziamento illegittimo;
  • evitare di incorrere in errori nella delicata fase di intimazione del licenziamento per allontanamento o abbandono del posto di lavoro;
  • prevedere con anticipo tutte le conseguenze cui può portare un licenziamento illegittimo;
  • controllare che il lavoratore abbia impugnato correttamente il licenziamento;
  • calcolare e versare correttamente il contributo di disoccupazione recentemente introdotto dalla riforma Fornero;
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lunedì 14 aprile 2014

Il licenziamento per assenza ingiustificata. Motivi di impugnazione, rimedi e tutela


Il lavoratore che si rende protagonista di assenza ingiustificata rischia il licenziamento.

Negli ultimi anni numerose sono state le pronunce giudiziarie in materia.

Nonostante l’assenza ingiustificata costituisca comportamento estremamente grave del dipendente, esistono diversi motivi che possono essere utilizzati per impugnare un licenziamento di questo tipo.

Tali rimedi, tuttavia, di frequente non sono conosciuti né dal lavoratore né dal datore di lavoro.

Ciò porta il datore di lavoro ad intimare licenziamenti spesso avventati, con il rischio che possano poi essere dichiarati illegittimi in sede giudiziaria, con notevoli conseguenze economiche, tali da minacciare la stessa sopravvivenza dell’impresa.

Il lavoratore, dall’altra parte, alle volte rinuncia ad impugnare il licenziamento, pensando che non esistano rimedi idonei a neutralizzare il provvedimento espulsivo; in altri casi, invece, egli contesta il licenziamento, ma senza sfruttare appieno gli strumenti che l’ordinamento giuridico gli riconosce.

La materia, di per sé non semplice, è stata resa ancor più complessa dalla recente riforma Fornero, la quale ha apportato rilevanti cambiamenti alla disciplina, soprattutto per quanto riguarda la tutela spettante al lavoratore.

Di qui l’esigenza della presente guida, dal taglio estremamente pratico, il cui scopo è quello di fungere da punto di riferimento per quanti, datori di lavoro o lavoratori, hanno la necessità di intimare un licenziamento per assenza ingiustificata o difendersi da esso.

Di seguito vengono elencati gli argomenti trattati:

  1. Nozione di assenza giustificata e ingiustificata.
  2. Tipologia e caratteristiche del licenziamento per assenza ingiustificata.
  3. Introduzione al procedimento disciplinare, al licenziamento per giusta causa ed al licenziamento per giustificato motivo soggettivo.
  4. Il licenziamento per assenza ingiustificata nel contratto a tempo indeterminato.
  5. Il licenziamento per assenza ingiustificata nel contratto a tempo determinato (o a termine).
  6. Casistica relativa al licenziamento per assenza ingiustificata (31 casi esaminati).
  7. Motivi di impugnazione del licenziamento per assenza ingiustificata (44 rimedi suggeriti).
  8. Dimensioni del datore di lavoro ai fini del licenziamento per assenza ingiustificata.
  9. Tutela prevista in caso di illegittimità del licenziamento per assenza ingiustificata e conseguenze per il datore di lavoro.
  10. Come contestare il licenziamento per assenza ingiustificata (impugnazione stragiudiziale).
  11. Il tentativo di conciliazione facoltativo.
  12. La richiesta di arbitrato.
  13. Il ricorso dinanzi al Giudice del Lavoro (impugnazione giudiziale).
  14. Adempimenti a carico del datore di lavoro e del lavoratore, successivi al licenziamento per assenza ingiustificata.

Tutto questo viene analizzato nella presente guida, realizzata con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, sulla base delle esperienze maturate sul campo.

Numerosi sono i precedenti giudiziari citati, i casi pratici, i riferimenti normativi e le note a corredo.

La guida costituisce un’opera unica nel suo genere, non essendo presente nulla di simile nell’intero panorama editoriale.

Essa si rivolge sia al lavoratore che al datore di lavoro.

In particolare il lavoratore potrà:

  • verificare la legittimità dei presupposti del licenziamento;
  • familiarizzare con i vari motivi di impugnazione;
  • impugnare il licenziamento per assenza ingiustificata con la quasi certezza che il proprio ricorso verrà accolto;
  • conoscere e far valere i propri diritti;
  • distinguere i propri diritti a seconda del contratto di lavoro in essere (a tempo indeterminato, determinato, ecc.);
  • individuare la tutela prevista dalla legge, a seconda della categoria in cui ricade il proprio datore di lavoro;
  • orientarsi tra le varie conseguenze che la legge prevede in caso di licenziamento illegittimo e, in particolare, sapere quando è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro e quando invece essa è esclusa;
  • conoscere i rimedi alternativi al ricorso al Giudice del Lavoro.

Il datore di lavoro, dal canto suo, potrà:

  • tenersi a distanza da ipotesi di licenziamento illegittimo;
  • evitare di incorrere in errori nella delicata fase di intimazione del licenziamento per assenza ingiustificata;
  • prevedere con anticipo tutte le conseguenze cui può portare un licenziamento illegittimo;
  • controllare che il lavoratore abbia impugnato correttamente il licenziamento;
  • calcolare e versare correttamente il contributo di disoccupazione recentemente introdotto dalla riforma Fornero;
  • conoscere tutti gli adempimenti successivi al licenziamento per assenza ingiustificata.


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giovedì 10 aprile 2014

Licenziamento illegittimo, risarcimento del danno e pagamento dell’indennità sostitutiva della reintegrazione

Vedi anche:


Un lavoratore alle dipendenze di un’azienda con più di 15 dipendenti viene licenziato.

Il lavoratore impugna il licenziamento, sostenendo che lo stesso è illegittimo.

Chiede quindi la reintegrazione nel posto di lavoro ed il risarcimento del danno, pari alle mensilità maturate dal giorno del licenziamento a quello dell’effettiva reintegrazione.

Durante il giudizio, però, il dipendente cambia idea e, al posto della reintegrazione, chiede il pagamento dell’indennità sostitutiva della reintegrazione, pari a 15 mensilità, così come consentitogli dalla legge.

Insieme all’indennità chiede altresì il risarcimento del danno, pari alle mensilità maturate dal giorno del licenziamento a quello in cui l’azienda provvederà al pagamento dell’indennità sostitutiva.

Si oppone l’azienda, secondo la quale il risarcimento del danno deve essere pari alle mensilità maturate dal giorno del licenziamento a quello in cui il lavoratore ha rinunciato alla reintegrazione, in cambio della relativa indennità sostitutiva.

Chiamato a decidere è il Giudice del Lavoro, il quale dichiara illegittimo il licenziamento, ma sul punto del risarcimento dà ragione all’azienda.

Al dipendente spetta dunque l’indennità sostitutiva della reintegrazione, pari a 15 mensilità, ed il risarcimento del danno, pari alle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento al giorno in cui è stata esercitata l’opzione per l’indennità sostitutiva.

Vedi anche:


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lunedì 7 aprile 2014

Il licenziamento privo di motivazione nelle aziende con meno di 15 dipendenti

Vedi anche:


Un lavoratore alle dipendenze di una azienda con meno di 15 dipendenti viene licenziato.

Nella lettera di licenziamento, tuttavia, non v’è traccia della motivazione.

Il dipendente decide allora di impugnare il recesso, facendo valere tale vizio di forma.

Il Giudice riconosce che la lettera di licenziamento è effettivamente carente della motivazione.

Ma allora, che tipo di tutela riconoscere al lavoratore?

Sicuramente è da escludere la reintegrazione nel posto di lavoro, in quanto l’azienda ha meno di 15 dipendenti, e dunque ad essa non è applicabile l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.

Il dipendente avrà allora diritto al semplice risarcimento del danno, da determinare secondo le regole – previste dal codice civile – in materia di inadempimento contrattuale.

In particolare, per la quantificazione il magistrato potrà anche fare riferimento alle retribuzioni che il lavoratore non ha più potuto percepire a causa dell’illegittimo licenziamento subìto.

Il principio è stato di recente ribadito dalla Corte di Cassazione.

Per ottenere il risarcimento del danno, inoltre, il dipendente non è tenuto a costituire in mora il datore di lavoro, e quindi ad offrirgli le sue prestazioni lavorative.

L’importante, infatti, è che il lavoratore non abbia tenuto una condotta incompatibile con la volontà di mantenersi comunque a disposizione dell’azienda.

Vedi anche:


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giovedì 3 aprile 2014

Se l'azienda non prova le assenze del lavoratore, il licenziamento è illegittimo

Vedi anche:


Il caso del quale ci occupiamo è quello del lavoratore che si assenta ingiustificatamente dal lavoro.

L'azienda in questi casi apre un procedimento disciplinare a carico del dipendente, contestando allo stesso le assenze ingiustificate.

Il lavoratore può discolparsi sostenendo ad esempio che le assenze derivano da cause a lui non imputabili.

Se il datore non ritiene sufficienti le giustificazioni fornite dal dipendente, potrà procedere con l'intimazione del licenziamento.

A questo punto il lavoratore può decidere di impugnare il recesso.

In giudizio l'azienda deve dimostrare il fatto addebitato al dipendente (in questo caso le assenze ingiustificate).

Secondo la Cassazione il datore deve fornire una prova oggettiva delle assenze, non essendo sufficiente la semplice contestazione delle stesse.

Se il datore non riesce a provare le assenze, il licenziamento sarà dichiarato illegittimo.

Vedi anche:


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mercoledì 2 aprile 2014

Il licenziamento per furto. Motivi di impugnazione, rimedi e tutela


Il lavoratore che si rende protagonista di furto rischia il licenziamento.

Negli ultimi anni numerose sono state le pronunce giudiziarie in materia.

Accanto alle ipotesi base del furto di cose o del prelievo di denaro, sempre più spesso si registrano decisioni che hanno per oggetto la sottrazione di documenti aziendali o il rimborso di spese non dovute.

Nonostante tali fattispecie costituiscano comportamenti estremamente gravi del dipendente, esistono diversi motivi che possono essere utilizzati per impugnare un licenziamento di questo tipo.

Tali rimedi, tuttavia, di frequente non sono conosciuti né dal lavoratore né dal datore di lavoro.

Ciò porta il datore di lavoro ad intimare licenziamenti spesso avventati, con il rischio che possano poi essere dichiarati illegittimi in sede giudiziaria, con notevoli conseguenze economiche, tali da minacciare la stessa sopravvivenza dell’impresa.

Il lavoratore, dall’altra parte, alle volte rinuncia ad impugnare il licenziamento, pensando che non esistano rimedi idonei a neutralizzare il provvedimento espulsivo; in altri casi, invece, egli contesta il licenziamento, ma senza sfruttare appieno gli strumenti che l’ordinamento giuridico gli riconosce.

La materia, di per sé non semplice, è stata resa ancor più complessa dalla recente riforma Fornero, la quale ha apportato rilevanti cambiamenti alla disciplina, soprattutto per quanto riguarda la tutela spettante al lavoratore.

Di qui l’esigenza della presente guida, dal taglio estremamente pratico, il cui scopo è quello di fungere da punto di riferimento per quanti, datori di lavoro o lavoratori, hanno la necessità di intimare un licenziamento per furto o difendersi da esso.

Di seguito vengono elencati gli argomenti trattati:

  1. Tipologia e caratteristiche del licenziamento per furto.
  2. Introduzione al procedimento disciplinare, al licenziamento per giusta causa ed al licenziamento per giustificato motivo soggettivo.
  3. Il licenziamento per furto nel contratto a tempo indeterminato.
  4. Il licenziamento per furto nel contratto a tempo determinato (o a termine).
  5. Casistica relativa al licenziamento per furto (46 casi esaminati).
  6. Motivi di impugnazione del licenziamento per furto (44 rimedi suggeriti).
  7. Dimensioni del datore di lavoro ai fini del licenziamento per furto.
  8. Tutela prevista in caso di illegittimità del licenziamento per furto e conseguenze per il datore di lavoro.
  9. Come contestare il licenziamento per furto (impugnazione stragiudiziale).
  10. Il tentativo di conciliazione facoltativo.
  11. La richiesta di arbitrato.
  12. Il ricorso dinanzi al Giudice del Lavoro (impugnazione giudiziale).
  13. Adempimenti a carico del datore di lavoro e del lavoratore, successivi al licenziamento per furto.

Tutto questo viene analizzato nella presente guida, realizzata con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, sulla base delle esperienze maturate sul campo.

Numerosi sono i precedenti giudiziari citati, i casi pratici, i riferimenti normativi e le note a corredo.

La guida costituisce un’opera unica nel suo genere, non essendo presente nulla di simile nell’intero panorama editoriale.

Essa si rivolge sia al lavoratore che al datore di lavoro.

In particolare il lavoratore potrà:

  • verificare la legittimità dei presupposti del licenziamento;
  • familiarizzare con i vari motivi di impugnazione;
  • impugnare il licenziamento per furto con la quasi certezza che il proprio ricorso verrà accolto;
  • conoscere e far valere i propri diritti;
  • distinguere i propri diritti a seconda del contratto di lavoro in essere (a tempo indeterminato, determinato, ecc.);
  • individuare la tutela prevista dalla legge, a seconda della categoria in cui ricade il proprio datore di lavoro;
  • orientarsi tra le varie conseguenze che la legge prevede in caso di licenziamento illegittimo e, in particolare, sapere quando è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro e quando invece essa è esclusa;
  • conoscere i rimedi alternativi al ricorso al Giudice del Lavoro.

Il datore di lavoro, dal canto suo, potrà:

  • tenersi a distanza da ipotesi di licenziamento illegittimo;
  • evitare di incorrere in errori nella delicata fase di intimazione del licenziamento per furto;
  • prevedere con anticipo tutte le conseguenze cui può portare un licenziamento illegittimo;
  • controllare che il lavoratore abbia impugnato correttamente il licenziamento;
  • calcolare e versare correttamente il contributo di disoccupazione recentemente introdotto dalla riforma Fornero;
  • conoscere tutti gli adempimenti successivi al licenziamento per furto.

***

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martedì 1 aprile 2014

Licenziamento per il lavoratore che vende sigarette di contrabbando ad un collega

Vedi anche:


E' legittimo il licenziamento per giusta causa intimato ad un lavoratore, reo di aver venduto una stecca di sigarette di contrabbando ad un collega.

L'azienda, prima di giungere alla decisione per il licenziamento, ha esaminato la condotta del lavoratore nel suo complesso.

Ne è risultato un quadro piuttosto sconfortante.

Il dipendente, infatti, si era già reso protagonista di mancanze che gli erano costate l'irrogazione di due richiami disciplinari.

I comportamenti posti in essere dal lavoratore denotavano inoltre una certa pericolosità sociale.

A fronte di questi elementi, la Cassazione ha giudicato legittimo il licenziamento.

Vedi anche:


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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