martedì 21 ottobre 2014

Legittimo il licenziamento del medico che registra le conversazioni dei colleghi

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Un medico, a seguito di contrasti con il primario sul luogo di lavoro, si ritiene vittima di mobbing.

Per tale ragione inizia a registrare di nascosto le conversazioni effettuate dai colleghi tra loro ed anche con il primario stesso.

Le registrazioni hanno luogo sia nei momenti di lavoro propriamente detti che in quelli privati (es. all'interno degli spogliatoi o nei locali in cui il personale solitamente si incontra e si frequenta).

Dopo aver accumulato una notevole quantità di registrazioni, il medico sporge denuncia per mobbing.

Alla denuncia vengono allegate le registrazioni stesse, a supporto di quanto sostenuto nell'esposto.

A questo punto l'azienda, venuta a sapere delle registrazioni e della loro utilizzazione in sede giudiziaria, apre un procedimento disciplinare a carico del medico, al termine del quale viene intimato il licenziamento per giusta causa.

Il lavoratore impugna il provvedimento, ma sia in primo che in secondo grado il licenziamento viene dichiarato legittimo.

Avverso tale decisione il medico propone quindi ricorso per cassazione.

Senonché anche la Corte di Cassazione dà ragione all'azienda ospedaliera.

Secondo la Corte, infatti, attraverso le registrazioni il medico ha violato il diritto alla privacy dei suoi colleghi.

Il tutto per supportare una denuncia di mobbing nel frattempo rivelatasi infondata.

Ciò ha contribuito a creare un clima di sospetto sul luogo di lavoro, in seguito al quale è venuta a mancare quella collaborazione tra i dipendenti particolarmente necessaria in un contesto lavorativo delicato quale è quello ospedaliero.

Allo stesso tempo il comportamento del dipendente ha profondamente danneggiato il rapporto di fiducia con l'azienda.


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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