lunedì 18 agosto 2014

E’ illegittimo il licenziamento intimato per un’indebita richiesta di rimborso spese

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Un lavoratore chiede al proprio datore di lavoro un rimborso spese relativamente ad una trasferta in realtà effettuata da un suo collega.

L’azienda, non rilevando anomalìe, provvede a rimborsare il costo della trasferta al dipendente.

Successivamente, però, il datore di lavoro si accorge che la richiesta è indebita, appunto perché il costo è stato sostenuto da un altro lavoratore.

Apre dunque un procedimento disciplinare a carico del dipendente, al termine del quale intima il licenziamento.

Il lavoratore non ci sta ed impugna il recesso.

Tuttavia, sia in primo che in secondo grado, il Giudice del Lavoro dà ragione all’azienda, confermando la legittimità del licenziamento.

La decisione del giudice di secondo grado viene però impugnata dal dipendente e, questa volta, la Corte di Cassazione ribalta le due sentenze precedenti.

Ad avviso della Corte, infatti, sia la sentenza di primo che quella di secondo grado sono contraddittorie per quanto riguarda la motivazione.

Entrambe, in effetti, basano la legittimità del licenziamento sull’intenzionalità della condotta del lavoratore.

E ciò, nonostante nei due giudizi non sia mai stata provata la malafede del dipendente.

Rileva inoltre la Corte che il lavoratore, nella sua lunga carriera alle dipendenze del datore di lavoro (praticamente un’intera vita professionale) non si è mai reso protagonista di condotte suscettibili di essere sanzionate sul piano disciplinare.

Per queste ragioni il licenziamento intimato deve essere considerato sproporzionato rispetto alla condotta posta in essere (richiesta di rimborso spese in realtà non sostenute) e va quindi dichiarato illegittimo.
Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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