giovedì 17 luglio 2014

Licenziamento a seguito di chiusura di unità produttiva e rifiuto di trasferimento presso altra sede

Vedi anche:



Un’azienda vede diminuire il proprio fatturato a causa della crisi economica.

Per tale ragione il datore di lavoro decide di ridimensionare la propria attività.

Viene quindi disposta una riorganizzazione aziendale, tesa a ridurre i costi di gestione.

Il processo di ristrutturazione prevede la chiusura di un’unità produttiva sita nel Nord Italia, ritenuta non più essenziale, ed il conseguente esubero di tutti i lavoratori ivi impiegati.

Il datore di lavoro tuttavia non abbandona i propri dipendenti, ma anzi offre loro un’alternativa al licenziamento.

Onde evitare il recesso, infatti, viene proposto loro di continuare l’attività presso altra unità produttiva, sempre appartenente al datore, ma sita al Sud.

Senonché uno dei lavoratori in esubero rifiuta il trasferimento presso la nuova sede.

L’azienda si vede quindi costretta ad intimare il licenziamento.

A questo punto il dipendente impugna il recesso.

Dopo vari gradi di giudizio, a pronunciarsi sulla questione è la Corte di Cassazione, la quale dà ragione all’azienda.

Secondo la Corte, infatti, il trasferimento disposto dal datore di lavoro è legittimo, in quanto dovuto a comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

La Corte accerta inoltre l’effettiva chiusura dell’unità produttiva sita al Nord e la mancata adesione del lavoratore alla proposta del datore di lavoro.

Il licenziamento è pertanto legittimo.

Vedi anche:


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

Contribuisci anche tu a far crescere il sito!
Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui principali social network.

Nessun commento:

Posta un commento