martedì 29 luglio 2014

La contestazione disciplinare a distanza di 2 mesi dalla sentenza di condanna non causa l’illegittimità del licenziamento

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Un lavoratore, dopo aver commesso vari reati, viene condannato in sede penale con sentenza passata in giudicato.

L’azienda, venuta a sapere della condanna, contesta l’accaduto al dipendente, aprendo così un procedimento disciplinare a carico dello stesso.

Vane tuttavia risultano le giustificazioni offerte dal lavoratore, cosicché, al termine del procedimento disciplinare, il datore di lavoro decide di intimare il licenziamento per giusta causa.

Il recesso viene però impugnato dal dipendente, il quale sostiene che la contestazione disciplinare è stata formulata tardivamente.

A fronte di una sentenza di condanna pubblicata in data 15 maggio 2012, infatti, l’azienda ha provveduto a comunicare la contestazione disciplinare solo in data 13 luglio 2012 (a distanza di 2 mesi).

Il licenziamento, inoltre, è stato intimato in data 12 settembre 2012 (a distanza di 4 mesi).

Secondo il lavoratore, dunque, la tardività della contestazione disciplinare determina l’illegittimità del licenziamento.

A pronunciarsi sulla questione è la Corte di Cassazione, la quale però riconosce che il datore di lavoro non ha avuto conoscenza della sentenza di condanna il giorno stesso della sua pubblicazione (cioè in data 15 maggio 2012), ma solo in data 29 giugno 2012.

La contestazione disciplinare effettuata in data 13 luglio 2012, quindi, non può considerarsi tardiva, per cui il licenziamento è legittimo.

In ogni caso la Corte aggiunge che, quand’anche il datore di lavoro fosse venuto a conoscenza della sentenza in data 15 maggio 2012, la contestazione disciplinare formulata in data 13 luglio 2012 non sarebbe stata tardiva.

Ciò perché, in alcuni casi, le rilevanti dimensioni dell’azienda e la complessità dei fatti da accertare consentono al datore di avere più giorni a disposizione per contestare l’infrazione disciplinare.

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Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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