domenica 22 giugno 2014

Lo spaccio di stupefacenti può portare al licenziamento del lavoratore impiegato presso una casa di cura

Un lavoratore impiegato presso una casa di cura per persone anziane non autosufficienti viene condannato per un reato legato agli stupefacenti.

Il dipendente, infatti, viene sorpreso a spacciare cocaina al di fuori della struttura lavorativa.

L’azienda apre quindi un procedimento disciplinare a carico del lavoratore, al termine del quale intima il licenziamento per giusta causa.

Il recesso viene però impugnato dal dipendente, il quale si difende sostenendo che la condanna per spaccio non è prevista dal contratto collettivo come causa di licenziamento.

Dopo vari gradi di giudizio, a pronunciarsi sulla questione è la Corte di Cassazione, la quale dà ragione al datore di lavoro.

Secondo la Corte, infatti, il contratto collettivo contiene sì un elenco delle possibili condotte che possono portare al licenziamento per giusta causa, ma tale elencazione è solo esemplificativa e non tassativa.

Vale a dire che anche altre condotte, altrettanto lesive del rapporto fiduciario esistente con il datore di lavoro, possono portare al licenziamento del lavoratore.

Nella fattispecie, la condanna per spaccio di stupefacenti non è espressamente prevista dal contratto collettivo applicabile al rapporto di lavoro.

Tuttavia, il sapere che un dipendente con mansioni particolarmente delicate è stato condannato per un reato così grave, non può che rompere il rapporto fiduciario esistente con il datore di lavoro.

Tale comportamento, infatti, è connotato da un particolare disvalore ambientale ed espone la casa di cura a danni e ripercussioni negative, soprattutto nel caso in cui l’accaduto venisse a conoscenza dei parenti degli anziani che lì sono ospitati.


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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