giovedì 5 giugno 2014

Legittimo il licenziamento del lavoratore distaccato che rifiuta l’offerta di reimpiego

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Un’azienda, a seguito di un processo di riorganizzazione, crea una nuova società alla quale vengono affidate alcune funzioni prima svolte all’interno (c.d. esternalizzazione).

Alcuni dipendenti vengono quindi distaccati presso questa nuova società.

Per evitare il licenziamento, ad uno dei dipendenti distaccati viene offerto di rimanere presso la nuova società, oppure di ritornare in azienda al fine di svolgere mansioni equivalenti alle precedenti (c.d. repechage).

Il lavoratore rifiuta l’offerta e quindi l’azienda, rilevando che al proprio interno oramai non esistono più posizioni lavorative coerenti con l’inquadramento del dipendente, intima il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Il recesso viene però impugnato dal lavoratore.

In primo grado il Tribunale dà ragione al dipendente, mentre in secondo grado la decisione viene ribaltata.

La Corte d’Appello, infatti, constata che: 1) il processo di riorganizzazione non è fittizio; 2) a seguito del detto processo, in azienda non vi sono più posizioni corrispondenti alla professionalità del lavoratore; 3) il datore di lavoro ha adempiuto correttamente al proprio obbligo di repechage.

Il dipendente non ci sta ed impugna la decisione con ricorso per cassazione.

La Corte di Cassazione, quindi, conferma la decisione di secondo grado, dando ragione all’azienda.

Secondo la Corte, infatti, il licenziamento è legittimo dal momento che la figura del lavoratore, a seguito del processo di ristrutturazione, è risultata superflua.

Vedi anche:



Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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