domenica 8 giugno 2014

Il licenziamento del dirigente e la reintegrazione nel posto di lavoro

Vedi anche:



Un lavoratore dirigente viene licenziato per giusta causa.

Senonché il dipendente impugna il recesso e chiede la reintegrazione nel posto di lavoro.

Il tutto sulla base dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.

Si oppone all’impugnazione l’azienda, secondo la quale l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori non è applicabile alla figura del dirigente, per cui lo stesso non può chiedere la reintegrazione nel posto di lavoro.

Il lavoratore, però, eccepisce di rivestire la qualifica di dirigente solo sulla “carta”.

Egli, infatti, sostiene di essere uno pseudo – dirigente e che, per tale motivo, l’art.18 è applicabile.

La qualifica di pseudo – dirigente deriverebbe dal fatto che il dipendente non ha il potere di assumere o licenziare altri lavoratori, non ha il potere di firma, ed è soggetto al controllo del direttore generale.

A decidere sulla questione è il Giudice del Lavoro, secondo il quale è vero che l’art.18 è applicabile solo alla figura dello pseudo – dirigente, ma nella fattispecie il lavoratore licenziato deve considerarsi un dirigente a tutti gli effetti.

Ciò lo si ricava dalle sue mansioni e dal suo inquadramento: essere al vertice di una società capogruppo da cui dipendono altre consociate, impartire direttive ai dipendenti subordinati, prendere parte alla definizione delle strategie ed alle riunioni di vertice dell’azienda.

Il fatto di non avere alcuni poteri (es. potere di firma ecc.), o di essere soggetto al controllo dei superiori, non è rilevante, dal momento che le aziende di grandi dimensioni spesso sono caratterizzate dalla presenza di più dirigenti, posti su differenti livelli.

La domanda del dipendente va quindi rigettata.

Vedi anche:



Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

Contribuisci anche tu a far crescere il sito!
Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui principali social network.

Nessun commento:

Posta un commento