giovedì 8 maggio 2014

L’eccessivo carico di lavoro salva dal licenziamento il dipendente di banca che appone firme false


La situazione peggiora quando i sistemi operativi interni all’istituto di credito diventano lenti.

Il lavoratore, allora, decide di procedere con “modalità alternative”.

In particolare, per sbloccare la compravendita di titoli azionari, il dipendente appone un centinaio di firme false, diverse rispetto a quelle depositate dalla clientela.

Qualche tempo dopo i vertici dell’istituto, venuti a conoscenza dell’operato del lavoratore, aprono un procedimento disciplinare a carico dello stesso, al termine del quale intimano il licenziamento.

Il recesso viene però impugnato dal dipendente.

A decidere il caso è la Cassazione, secondo la quale il licenziamento intimato è sproporzionato.

Da un lato, infatti, il lavoratore non ha conseguito alcun vantaggio personale, dall’altro la banca non ha subìto danni.

Il comportamento del dipendente, inoltre, deve ritenersi giustificato dalle pessime condizioni di lavoro in cui si è trovato ad operare.

Senza contare poi che l’apposizione delle firme false è avvenuta sotto la supervisione del direttore di filiale.


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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