lunedì 24 marzo 2014

Licenziamento economico (o per giustificato motivo oggettivo) e prova del repechage


Tale onere viene chiamato obbligo di repechage.

Solo se il reimpiego non è possibile, allora l’azienda potrà procedere con il licenziamento.

In tale ottica, dunque, il licenziamento viene a costituire l’estrema ratio per il dipendente.

Il caso del quale ci occupiamo in questo post riguarda un lavoratore licenziato per motivi economici da un’azienda con più di 15 dipendenti.

Il datore di lavoro infatti, a seguito della crisi economica, aveva deciso di ristrutturare la propria azienda e di sopprimere proprio la posizione lavorativa del dipendente poi licenziato.

Il lavoratore aveva impugnato il licenziamento, sostenendo che il datore non aveva adempiuto al proprio obbligo di repechage.

In altre parole l’azienda era accusata di non aver neppure esaminato la possibilità di reimpiegare il lavoratore in altre mansioni.

Dal canto suo l’azienda si difendeva sostenendo di aver adempiuto al proprio obbligo, e per dimostrarlo si avvaleva di alcuni testimoni.

Il Giudice del Lavoro, però, non riteneva sufficienti le prove testimoniali fornite dal datore.

In un procedimento estremamente sommario come quello introdotto dalla riforma Fornero, infatti, il datore deve dimostrare di aver adempiuto al proprio obbligo di repechage mediante prove documentali, non essendo sufficienti quelle testimoniali.

Per tali ragioni il Tribunale condannava l’azienda a pagare al lavoratore un risarcimento del danno pari a 24 mensilità di retribuzione.
Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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