lunedì 3 marzo 2014

Il licenziamento economico (o per giustificato motivo oggettivo) causato dalla diminuzione del fatturato



Il licenziamento per motivi economici (o per giustificato motivo oggettivo) da sempre costituisce uno dei fronti sui quali il datore di lavoro è destinato a confrontarsi con il datore di lavoro.

In materia è molto facile passare da un licenziamento legittimo ad uno illegittimo, poiché innumerevoli sono gli orientamenti formatisi nel corso degli anni.

Ciascuno di essi può essere utilizzato dal lavoratore per contestare adeguatamente il recesso e tutelare così i propri diritti.

Allo stesso modo, anche l’azienda gode di un notevole ventaglio di possibilità per difendere la propria scelta di recesso.

Il caso del quale ci occupiamo in questo articolo riguarda proprio un licenziamento economico intimato ad una dipendente.

L’azienda presso la quale l’attività lavorativa era svolta, infatti, da un giorno all’altro vede notevolmente calare il proprio fatturato.

Ciò dipende da un grosso acquirente il quale, dopo essere stato fedele per anni, dichiara che nei mesi successivi si rivolgerà ad altro fornitore.

Questa decisione, evidentemente, mette in seria difficoltà l’azienda la quale, a fronte di una notevole contrazione produttiva, decide di ridurre il proprio organico e quindi di licenziare la dipendente.

La lavoratrice impugna il licenziamento, sostenendo che la motivazione fornita dal datore di lavoro è generica.

Sul punto, però, interviene la Corte di Cassazione, la quale dà ragione all’azienda e dichiara legittimo il licenziamento.

Viene infatti rilevato come nella lettera di licenziamento l’azienda abbia indicato le ragioni del recesso: 1) la perdita dell’acquirente summenzionato; 2) la relativa contrazione dell’attività produttiva; 3) la conseguente diminuzione del fatturato.

Tali ragioni sono considerate sufficienti dalla Cassazione.

In giudizio, inoltre, l’azienda è riuscita a provarne l’effettiva esistenza.

www.licenziamento-dimissioni.com

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