giovedì 23 gennaio 2014

Le differenze retributive e il giudizio di impugnazione del licenziamento


Il provvedimento espulsivo, tuttavia, può essere impugnato dal lavoratore.

Ciò accade quando il dipendente ritiene che il suo allontanamento dall’azienda sia illegittimo.

Molto spesso il lavoratore non si limita ad impugnare il proprio licenziamento, ma rivendica delle pretese ulteriori.

E’ il caso, ad esempio, del dipendente che, oltre a contestare il proprio licenziamento, chiede altresì il pagamento di differenze retributive.

Qui le richieste sono due: da una parte la richiesta di accertamento dell’illegittimità del licenziamento; dall’altra la richiesta di condanna al pagamento delle differenze retributive.

Solitamente il lavoratore, nel giudizio instaurato nei confronti del datore di lavoro, propone simultaneamente le due domande.

In alcuni casi, tuttavia, questo non è possibile.

La recente riforma Fornero, infatti, ha introdotto un giudizio di impugnazione del licenziamento molto celere e spedito (almeno sulla carta) per chi è alle dipendenze di aziende con più di 15 lavoratori.

Proprio la particolare speditezza di questo procedimento, secondo alcuni commentatori della riforma, impedirebbe ai lavoratori di questa tipologia (lo si ripete, alle dipendenze di aziende con più di 15 lavoratori) di avanzare simultaneamente entrambe le richieste.

Ciò perché l’accertamento di eventuali differenze retributive ritarderebbe di molto la durata del procedimento.

Seguendo questo orientamento ne deriva che il lavoratore in questione dovrà chiedere la condanna al pagamento delle differenze retributive in un giudizio diverso da quello di impugnazione del licenziamento.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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