giovedì 2 gennaio 2014

Cosa si intende per giusta causa di licenziamento

Vedi anche:



Il licenziamento per giusta causa può essere intimato sia al lavoratore a termine che al lavoratore a tempo indeterminato.

In entrambi i casi il rapporto di lavoro cesserà immediatamente e quindi il lavoratore non avrà diritto al preavviso.

Ma quand’è che si è in presenza della giusta causa?

Tutte le volte in cui il lavoratore tiene una condotta di gravità tale da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Tale tipo di condotta può verificarsi sia durante il normale orario di lavoro (si pensi ad esempio al lavoratore che deliberatamente danneggi i beni aziendali) che al di fuori di esso.

Dunque anche condotte inerenti alla vita privata del lavoratore possono portare al licenziamento dello stesso, qualora le stesse siano di gravità tale (es. stupro) da far venir meno la fiducia del datore di lavoro nei confronti del dipendente.

In definitiva il comportamento del lavoratore deve essere tale:

  • da scuotere la fiducia del datore;
  • da far ritenere al datore che la continuazione del rapporto di lavoro possa risolversi in un pregiudizio per gli scopi aziendali;
  • da porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento della prestazione lavorativa;
  • da denotare una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi lavorativi assunti.

Naturalmente dovrà essere il datore di lavoro a dimostrare la sussistenza degli elementi summenzionati.

Compito, a dire il vero, non facile, soprattutto nei casi in cui la condotta del lavoratore è meno grave rispetto a quelle portate ad esempio nel presente articolo.

Ed in effetti uno degli strumenti di difesa nelle mani del lavoratore consiste proprio nel sostenere l’eccessiva sproporzione tra fatto commesso e sanzione applicata.

Vedi anche:



Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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