lunedì 16 dicembre 2013

Il licenziamento intimato senza l’osservanza della forma scritta

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Il licenziamento può essere intimato sia per ragioni disciplinari (es. il lavoratore offende pesantemente i propri superiori sul posto di lavoro), che per ragioni economiche (es. l’azienda decide di sopprimere un reparto).

Che si tratti di licenziamento disciplinare o economico, il datore è comunque obbligato ad intimare il licenziamento per iscritto.

Lo prevede espressamente la legge.

L’intimazione per iscritto del licenziamento serve anzitutto a rendere certa la volontà di recesso del datore di lavoro.

In secondo luogo la forma scritta consente al lavoratore di venire a conoscenza del provvedimento, di valutarlo e di decidere se impugnarlo o meno nel termine previsto dalla legge.

In quest’ottica, dunque, la forma scritta tutela l’interesse del lavoratore, vale a dire della parte più debole del rapporto contrattuale.

Ora, cosa succede se il datore di lavoro, contravvenendo a quanto previsto dalla legge, intima invece il licenziamento verbalmente?

Secondo alcuni il licenziamento è inefficace, vale a dire che non è idoneo a risolvere il rapporto di lavoro.

Secondo altri il licenziamento è nullo.

Secondo altri ancora il licenziamento deve considerarsi addirittura inesistente.

Comunque si voglia considerare la natura di tale licenziamento, certo è che il lavoratore lo può legittimamente impugnare.

Senonché il datore di lavoro, vistosi impugnare il proprio provvedimento (preso solo verbalmente), spesso si difende in giudizio negando di aver intimato il licenziamento (in effetti non ci sono prove scritte dello stesso), e sostenendo invece che il rapporto di lavoro si è interrotto per effetto delle dimissioni rassegnate dal lavoratore.

Diventa allora importante per il lavoratore riuscire a provare che il rapporto di lavoro si è interrotto per effetto della decisione del datore di lavoro e non invece per effetto di dimissioni.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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