giovedì 19 dicembre 2013

Il licenziamento disciplinare e l’art.7 dello Statuto dei Lavoratori

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L’art.7 dello Statuto dei lavoratori prevede espressamente l’obbligo, per il datore di lavoro il quale voglia applicare una sanzione disciplinare al proprio dipendente, di contestare preventivamente la mancanza al lavoratore e di consentirgli di giustificarsi.

Solo al termine del detto procedimento, qualora non si ritengano sufficienti le difese prospettate dal lavoratore, il datore potrà procedere con l’irrogazione della sanzione.

Per lungo tempo ci si è chiesti se tale art.7 potesse ritenersi applicabile anche all’ipotesi del licenziamento disciplinare.

In altre parole, il datore di lavoro il quale intendeva licenziare un proprio dipendente per una mancanza disciplinare gravissima (c.d. licenziamento per giusta causa), o semplicemente grave (c.d. licenziamento per giustificato motivo soggettivo), era o meno obbligato a contestare preventivamente l’addebito al lavoratore ed a permettergli di esercitare il proprio diritto di difesa?

In materia è intervenuta la Corte Costituzionale la quale, qualche anno fa, ha definitivamente stabilito che l’art.7 è applicabile non solo per le sanzioni disciplinari minori (come ad esempio la multa), ma anche nell’ipotesi in cui si intende sanzionare la mancanza del lavoratore con la più grave delle sanzioni, vale a dire con il licenziamento.

In questo modo, infatti, viene garantito il pieno contraddittorio tra datore di lavoro e lavoratore, e ciò prima ancora che venga eventualmente irrogata la sanzione.

Se le giustificazioni addotte dal lavoratore sono adeguate, il datore può decidere di rinunciare del tutto ad irrogare il licenziamento, oppure può applicare una sanzione disciplinare meno grave rispetto al provvedimento espulsivo.

Di qui l’esigenza, per il lavoratore, di preparare con cura il confronto con il datore.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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