giovedì 31 ottobre 2013

Tentativo di conciliazione in caso di licenziamento economico effettuato da imprese edili o per perdita di appalto

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La riforma Fornero ha imposto al datore di lavoro con più di 15 dipendenti, il quale intenda procedere al licenziamento economico (o per giustificato motivo oggettivo), di esperire preventivamente un tentativo di conciliazione.

In altre parole, il datore di lavoro non potrà più procedere direttamente con il licenziamento del lavoratore, ma dovrà preliminarmente attivare una procedura di conciliazione.

Lo scopo della procedura è quello di favorire il confronto tra datore di lavoro e lavoratore e di trovare, laddove possibile, soluzioni alternative al licenziamento.

Successivamente alla riforma Fornero, tuttavia, la legge è intervenuta nuovamente sulla materia, ed ha previsto alcuni casi in cui il datore è esonerato dall’esperire il predetto tentativo.

Tra questi, ve ne sono due che esaminiamo in questo articolo.

Il primo riguarda i lavoratori che vengono licenziati in conseguenza di un cambio di appalto.

Capita spesso, infatti, che l’azienda A perda un appalto e, in conseguenza di ciò, proceda al licenziamento dei propri dipendenti.

Al fine di tutelare l’occupazione, tuttavia, spesso i contratti collettivi prevedono l’obbligo, da parte del nuovo datore di lavoro risultato aggiudicatario dell’appalto (azienda B), di assumere i lavoratori licenziati dall’azienda A.

Ebbene, quando questo accade, l’azienda A non è tenuta ad esperire il tentativo di conciliazione.

Il secondo caso riguarda le imprese edili che, a causa del completamento delle varie fasi lavorative o della chiusura del cantiere, si vedono costrette a licenziare propri dipendenti, precedentemente assunti con contratto a tempo indeterminato.

Anche in questo caso, infatti, l’azienda non dovrà esperire il tentativo di conciliazione.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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