lunedì 26 agosto 2013

Nozione di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e controllo del giudice sulle scelte dell’imprenditore

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La legge infatti stabilisce che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.

Da questa definizione si evince che esso avviene a causa di vicende e/o eventi che, incidendo sulla realtà aziendale in cui il lavoratore è inserito, cagionano l’effettiva esigenza del datore di lavoro di porre fine al rapporto di lavoro.

Oltre all’ipotesi del riassetto organizzativo per una più economica gestione dell’impresa, alla base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo vi può essere una modifica dell’organizzazione del lavoro attuata mediante l’introduzione di nuovi macchinari, la informatizzazione dei servizi, l’esigenza di ridurre il numero dei dipendenti, la cessazione dell’attività produttiva, la fine dei lavori in un cantiere, la chiusura di una filiale o di un reparto, l’esigenza di raggiungere una migliore efficienza produttiva attraverso la redistribuzione delle attività di impresa.

Al riguardo il giudice non può sindacare nei suoi profili di congruità e opportunità la scelta imprenditoriale che ha comportato la soppressione del settore lavorativo, del reparto o del posto cui era addetto il lavoratore licenziato.

Spesso il magistrato si trova ad affrontare situazioni diverse che possono essere così riassunte:

  • soppressione totale della posizione lavorativa;
  • soppressione parziale della posizione lavorativa con accorpamento delle mansioni residue ad altra posizione;
  • soppressione totale della posizione lavorativa con redistribuzione di tutte le funzioni in altre posizioni lavorative.

Di fronte a tali ipotesi, si tratta di stabilire quando il licenziamento economico è legittimo e quando esso deve invece considerarsi illegittimo.

Il compito del magistrato non è semplice, anche considerando il fatto che il datore gode in materia della libertà di iniziativa economica, prevista dalla Costituzione, che gli consente di prendere decisioni sulla gestione della propria azienda in autonomia.

Ciò significa che l’imprenditore resta libero di assumere tutte le determinazioni più opportune per la gestione dell’impresa, purchè tali scelte siano verificabili da parte del giudice.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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