lunedì 22 luglio 2013

La forma e la motivazione del licenziamento

Il datore di lavoro deve comunicare per iscritto il licenziamento al lavoratore.

Qualora il datore di lavoro intimi un licenziamento in assenza di forma scritta (c.d. licenziamento orale o verbale), esso è inefficace.

La forma scritta è imposta dalla legge allo scopo di richiamare l’attenzione del datore di lavoro sull’importanza dell’atto che si accinge a compiere e sulle sue conseguenze.

Allo stesso tempo la forma scritta offre al lavoratore la possibilità di conoscere l’atto stesso e la volontà del datore di lavoro di far cessare il rapporto, così da poter impugnare il provvedimento espulsivo entro il termine previsto dalla legge.

Viene così tutelato l’interesse della parte più debole del rapporto (il lavoratore) a conoscere e contestare l’atto di licenziamento.

La comunicazione del licenziamento deve inoltre contenere la specificazione dei motivi che lo hanno determinato.

Tali motivi, una volta enunciati dal datore di lavoro, non potranno poi essere modificati dallo stesso.

Ciò costituisce una garanzia per il lavoratore, il quale potrà impostare la sua difesa sulle ragioni di recesso, così come enucleate dal suo datore, con la certezza che le stesse non potranno poi essere modificate nel corso di un eventuale giudizio di impugnazione del licenziamento.

L’obbligo di motivazione da un lato induce il datore a ponderare bene la sua decisione di estromettere il dipendente dall’azienda, e dall’altro consente al lavoratore di conoscere e valutare il fondamento, la veridicità o l’adeguatezza delle ragioni giustificative dell’atto e quindi l’opportunità di contestarne la validità, senza il timore che il datore possa in seguito cambiare le “carte in tavola”.

In passato il licenziamento poteva essere intimato senza l’indicazione dei motivi; il lavoratore, però, poteva chiedere al datore, entro 15 giorni dalla comunicazione di licenziamento, di conoscere i relativi motivi; in quest’ultimo caso il datore era tenuto a comunicare i motivi per iscritto entro 7 giorni dalla richiesta del lavoratore.

La facoltà concessa al datore di lavoro di comunicare i motivi di licenziamento solo a richiesta del lavoratore rispondeva al possibile interesse di quest’ultimo a non vedere divulgate, in caso di licenziamento per inadempimento, notizie potenzialmente pregiudizievoli, nonché all’interesse del datore, in caso di licenziamento economico, a mantenere riservate le notizie inerenti all’azienda (es. cattivo andamento dell’impresa, esistenza di un piano di ristrutturazione o riorganizzazione che si voleva tenere riservato, ecc.).

La riforma Fornero ha eliminato tale facoltà, sicchè ora la comunicazione di licenziamento, tranne che nei casi del c.d. recesso ad nutum, deve sempre contenere l’indicazione dei motivi relativi.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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