lunedì 8 luglio 2013

Il licenziamento disciplinato dai contratti collettivi territoriali e aziendali (c.d. accordi di prossimità)

Sul finire dell’estate 2011 è stata introdotta la possibilità, per i contratti collettivi territoriali e aziendali, di disciplinare il licenziamento in ambito lavorativo.

Dunque anche accordi applicabili limitatamente a determinati ambiti territoriali o aziendali, possono oggi intervenire in materia.

Tuttavia, affinchè detti accordi (detti di prossimità) siano validi, devono essere sottoscritti dai sindacati più rappresentativi sul piano nazionale o territoriale.

In alternativa ai sindacati, gli accordi di prossimità possono essere stipulati dalle rappresentanze sindacali operanti in azienda.

Gli accordi di prossimità hanno efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati, vale a dire di tutti i lavoratori facenti parte dell’ambito territoriale o aziendale, a patto che i soggetti stipulanti (sindacati o rappresentanze sindacali operanti in azienda), rappresentino la maggioranza dei lavoratori.

Gli accordi di prossimità possono derogare sia alla legge che ai contratti collettivi nazionali, ma non invece alla Costituzione, alla normativa comunitaria ed alle convenzioni internazionali sul lavoro.

Non possono inoltre essere ridotte le tutele di cui gode il lavoratore di fronte a licenziamenti discriminatori, oppure intimati in periodo di matrimonio o di maternità.

Si ritiene pertanto che gli accordi di prossimità possano disciplinare le conseguenze previste in caso di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo, elevare la soglia numerica per l’applicazione dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori (es. da 15 a 25 dipendenti), escludere l’applicazione dell’art.18 per le imprese minori che vengano a superare la soglia dei 15 dipendenti con nuove assunzioni (si pensi ad esempio all’azienda con 12 dipendenti che, a seguito di nuove assunzioni, veda salire il proprio organico a 17 unità), sopprimere l’indennità sostitutiva prevista in favore del lavoratore nel caso in cui il datore licenzi senza preavviso.

La nuova disciplina degli accordi di prossimità è stata introdotta per attenuare la rigidità del mercato del lavoro e favorire la ripresa produttiva.

La riforma Fornero, tuttavia, entrata in vigore successivamente (luglio 2012), ha profondamente depotenziato l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, limitando di molto i casi in cui è prevista la reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro, il tutto proprio allo scopo di rendere più semplice, per le imprese, il licenziamento del lavoratore.

Alla luce di questo, dunque, resta da vedere che ruolo avranno nel futuro gli accordi di prossimità e, soprattutto, se essi saranno davvero utilizzati per disciplinare la materia del licenziamento, ora che le imprese hanno per le mani uno strumento (appunto il nuovo art.18) il quale, almeno in teoria, dovrebbe rendere più agevole l’estromissione del lavoratore dall’azienda.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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