lunedì 17 giugno 2013

Illegittimo il licenziamento del dirigente punito per aver fatto valere un proprio diritto

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La vicenda.

Un lavoratore dirigente ricorre al Giudice del Lavoro, lamentando di essere stato dequalificato nel corso degli ultimi anni, passando via via dal ruolo di direttore del personale e dell’organizzazione dell’intero gruppo aziendale, a mansioni sempre meno rilevanti, fino ad arrivare a presiedere una società del gruppo con impegno assai ridotto, esauribile recandosi appena due volte alla settimana presso la sede della società, per firmare atti già predisposti da altri.

Secondo il lavoratore, inoltre, la società del gruppo ha una funzione di schermo, serve cioè a tenere separate le responsabilità in caso di incidenti o danni ambientali.

Il dirigente chiede pertanto il risarcimento dei danni alla professionalità, alle chances di carriera, all’immagine, ecc. .

L’azienda, ritenendo esosa la richiesta risarcitoria del dirigente, avanzata dopo anni di acquiescente e consapevole tolleranza del preteso demansionamento, ritenendo grave e indimostrata l’affermazione del lavoratore riguardo alla funzione della società da ultimo presieduta, e in definitiva ritenendo venuto meno il rapporto fiduciario, reagisce all’azione giudiziaria intrapresa dal dirigente e licenzia lo stesso senza preavviso e senza contestazione disciplinare.

Il lavoratore impugna il provvedimento espulsivo dinanzi al Giudice del Lavoro, deducendo la nullità del licenziamento, a suo dire intimato per ritorsione, e chiedendo ulteriori danni.

Chiamato a pronunciarsi sulla questione è il Tribunale di Roma, il quale, con sentenza del 26 giugno 2008, dà ragione al dipendente.

La motivazione.

Il Tribunale accerta anzitutto la sussistenza della dequalificazione professionale.

In secondo luogo dichiara nullo il licenziamento, in quanto costituente ritorsione all’azione giudiziaria intrapresa dal dirigente.

Mediante il recesso, infatti, l’azienda ha inteso punire il lavoratore per aver fatto valere un suo diritto in giudizio.

La ritorsione ad un’azione giudiziaria costituisce motivo illecito e comporta la nullità degli atti che da tali motivi sono determinati, giacchè essa non è altro che una forma di vendetta.

Il Tribunale dispone infine la reintegrazione del dirigente nel posto di lavoro.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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