giovedì 6 giugno 2013

Il licenziamento e la diligenza del lavoratore

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L’obbligo fondamentale del lavoratore subordinato consiste nella prestazione del proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.

In particolare il lavoratore è tenuto ad espletare la sua attività nei modi più idonei a renderla utile e proficua nell’interesse dell’azienda.

Tra gli altri obblighi che il lavoratore è tenuto a rispettare, vi è il dovere di diligenza.

Nello svolgimento dell’attività lavorativa, infatti, il lavoratore deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta e dall’interesse dell’impresa.

La prestazione deve essere eseguita (anche in assenza di direttive del datore di lavoro) secondo la particolare qualità dell’attività dovuta, risultante dalle mansioni e dai profili professionali che la definiscono.

Sul lavoratore grava l’obbligo di custodire con la normale diligenza le materie prime affidategli, nonché gli strumenti di lavoro avuti dal datore di lavoro, nel rispetto delle disposizioni da questo dettate.

In caso di danneggiamento del bene affidato, grava sul datore di lavoro l’onere di provare il danneggiamento del bene e quindi l’inadempimento del lavoratore, mentre il dipendente potrà liberarsi da questa responsabilità solamente dimostrando che il fatto dannoso è avvenuto per caso fortuito o forza maggiore e dunque non è a lui imputabile.

Il lavoratore è tenuto non solo allo svolgimento della prestazione principale, ma anche all’esecuzione dei comportamenti accessori che si rendano necessari in relazione all’interesse del datore di lavoro ad un utile prestazione.

Il lavoratore deve inoltre adottare tutte le cautele che si rendano necessarie ad assicurare una gestione professionalmente corretta.

Perché il lavoratore possa essere accusato di negligenza, è sufficiente la sussistenza di colpa lieve nel porre in essere le infrazioni accertate.

Anche una semplice leggerezza, dunque, o la dimostrazione di scarso interesse per il lavoro, possono essere fatali per il dipendente.

Il datore di lavoro che intende contestare al lavoratore una mancanza di diligenza, deve in ogni caso mettere a confronto il grado di diligenza richiesto dalla prestazione (parametrato ad un tipo normale di lavoratore diligente) con quello usato dal lavoratore.

La negligenza del lavoratore può anzitutto dar luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari, tra cui il licenziamento.

In secondo luogo il lavoratore può essere chiamato a risarcire il danno concretamente arrecato al datore di lavoro.

Se il datore di lavoro intende chiedere il risarcimento del danno subìto, egli non dovrà necessariamente aprire il procedimento disciplinare e contestare l’addebito al lavoratore, prima di proporre in giudizio la propria domanda di risarcimento.

Nel valutare l’adempimento dell’obbligo di diligenza, il giudice deve tener conto della concreta natura delle mansioni affidate al lavoratore, della difficoltà delle stesse e delle particolari esigenze dell’organizzazione in cui il rapporto si inserisce.
Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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