lunedì 3 giugno 2013

I motivi alla base del licenziamento

In generale, perché un datore di lavoro possa licenziare un proprio dipendente, è necessaria la sussistenza di una precisa motivazione di recesso (c.d. recesso motivato).

Esistono tuttavia dei casi in cui è consentito recedere dal contratto liberamente, cioè in mancanza di una specifica ragione.

Ciò ad esempio accade nelle ipotesi di licenziamento:
  • dell’apprendista al termine del rapporto di apprendistato;
  • del lavoratore domestico;
  • del lavoratore dirigente;
  • del lavoratore ultrasessantenne che sia in possesso dei requisiti pensionistici e che non abbia optato per la prosecuzione del rapporto di lavoro.

I casi in cui non è richiesta la motivazione del licenziamento rientrano nella categoria dei licenziamenti ad nutum, vale a dire, traducendo dal latino, di quei licenziamenti che possono essere intimati ad un semplice cenno.

Le cause che possono dar luogo ad un licenziamento sono svariate e possono essere di ordine economico, oppure legate a comportamenti inadempienti del lavoratore rispetto ai suoi doveri contrattuali.

Nel primo caso si configura un licenziamento per giustificato motivo oggettivo; nel secondo, invece, si profila il giustificato motivo soggettivo (nei casi meno gravi) o la giusta causa (nei casi più gravi).

I licenziamenti per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa prendono anche il nome di licenziamenti disciplinari.

Analizzando specificatamente le varie cause di licenziamento, per quanto riguarda il giustificato motivo oggettivo, va detto che le ragioni di carattere economico che sono alla base del recesso scaturiscono generalmente da esigenze tecniche, produttive ed organizzative strettamente legate all’organizzazione del lavoro, nonché al regolare funzionamento dell’attività di impresa.

I casi più frequenti di licenziamento per giustificato motivo oggettivo sono dunque rappresentati dalla cessazione dell’attività produttiva, dalla soppressione del posto di lavoro o del reparto cui è addetto il lavoratore, da riorganizzazione o ristrutturazione aziendali, oppure da motivi tecnologici, determinati cioè dall’esigenza di automatizzare i processi produttivi.

Si configura invece un licenziamento per giustificato motivo soggettivo ogniqualvolta il lavoratore si rende protagonista di un notevole inadempimento dei propri obblighi contrattuali, ma non così grave da portare ad un licenziamento per giusta causa.

Il datore di lavoro che recede per giustificato motivo soggettivo dovrà comunque rispettare un periodo di preavviso e dovrà contestare immediatamente al lavoratore l’inadempimento contrattuale.

Un tipico esempio di licenziamento per giustificato motivo soggettivo si ha quando il lavoratore utilizza i locali o le attrezzature dell’imprenditore per l’esecuzione di modesti lavori per conto proprio, a condizione che si tratti del primo episodio.

Se invece l’episodio è ripetuto, ecco che si è in presenza di un comportamento (più grave) che legittima il ricorso al licenziamento per giusta causa.

Nel licenziamento per giusta causa, il datore di lavoro non è tenuto a rispettare il periodo di preavviso, sicchè potrà recedere immediatamente dal rapporto di lavoro.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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