lunedì 27 maggio 2013

La riforma Brunetta ed il licenziamento disciplinare del dipendente pubblico

Vedi anche:

Guida al Licenziamento del Dipendente Pubblico. Motivi di Impugnazione, Rimedi e Tutela

La riforma Brunetta ha innovato completamente il sistema disciplinare dell’impiego pubblico.

Da un lato sono state previste infrazioni specifiche, punite con il licenziamento; dall’altro, l’esercizio dell’azione disciplinare è stato reso obbligatorio.

I dirigenti, infatti, in presenza di illeciti disciplinari, sono ora obbligati ad esercitare il potere disciplinare nei confronti del personale sottoposto.

In caso di inerzia, la normativa prevede sanzioni determinate a loro carico.

Ciò probabilmente porterà ad un esercizio eccessivo dell’azione disciplinare.

Presumibilmente, infatti, il dirigente, pur di non incorrere in responsabilità dirigenziale, tenderà a punire qualunque comportamento dubbio, anche minimo, commesso dal personale a lui subordinato.

Questo modo di agire può portare a gravi conseguenze, relativamente al buon andamento della Pubblica Amministrazione.

Le ipotesi di licenziamento disciplinare del dipendente pubblico, specificatamente previste dalla riforma, sono le seguenti:

  • falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento o con altre modalità fraudolente;
  • giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia;
  • assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiori a tre nell’arco del biennio, o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni, ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’Amministrazione;
  • ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’Amministrazione per motivate esigenze di servizio;
  • falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;
  • reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui;
  • condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione del rapporto di lavoro.


Tali ipotesi di licenziamento disciplinare, in realtà erano già previste dai contratti collettivi dei vari comparti.

Ora vengono invece individuate direttamente dalla legge, e questa è la grande novità apportata dalla riforma.

Le disposizioni introdotte hanno carattere imperativo, ragion per cui non potranno essere modificate dall’intervento della contrattazione collettiva, ed hanno efficacia immediata, vale a dire che esse non hanno bisogno di essere recepite da parte delle amministrazioni o della contrattazione collettiva.

Vedi anche:

Guida al Licenziamento del Dipendente Pubblico. Motivi di Impugnazione, Rimedi e Tutela

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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