martedì 30 aprile 2013

Lo stato depressivo non può impedire l’esaurimento del procedimento disciplinare ed il licenziamento


A carico di un direttore di banca viene aperto un procedimento disciplinare per gravi inadempimenti (movimentazioni di conto corrente non giustificati dal fatturato o dal reddito del beneficiario, giro di assegni con sconfinamento dell’affidamento concesso, addebito di operazioni su conti correnti di clienti diversi da quelli che avevano negoziato l’assegno, superamento dei limiti di autonomia previsti dalla Banca, concessioni arbitrarie ed indebite di linee di credito, ecc.).

Il dipendente chiede di essere sentito a sua difesa, ma quando l’azienda lo convoca, dichiara di non poter comparire a causa del suo stato depressivo.

Al termine del procedimento disciplinare, l’azienda decide di licenziare il lavoratore.

Il dipendente impugna il recesso, lamentando di non essere stato sentito nel procedimento disciplinare.

In primo grado il Tribunale di Teramo dichiara la nullità del licenziamento e condanna l’azienda a reintegrare il lavoratore ed a risarcirgli il danno.

In secondo grado, invece, la Corte d’Appello de L’Aquila ribalta la sentenza di primo grado.

Ad avviso della Corte il licenziamento è avvenuto nel pieno rispetto delle regole procedurali previste dall’art.7 dello Statuto dei Lavoratori, in quanto lo stato depressivo del dipendente non ha impedito allo stesso di esercitare il suo diritto di difesa.

Il lavoratore, infatti, ha comunque potuto partecipare al procedimento tramite il suo rappresentante sindacale, il quale è stato ragguagliato sulle giustificazioni da fornire rispetto ai fatti contestati.

Avverso tale sentenza ricorre il lavoratore.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 8 febbraio 2013, n.3058, dà definitivamente ragione all’azienda.

La motivazione.

Secondo la Cassazione, nulla può essere obiettato all’azienda, la quale per ben quattro volte si è dimostrata disponibile a sentire il lavoratore.

L’audizione non è avvenuta solo a causa dell’indisponibilità ripetuta del dipendente.

Il diritto di difesa, in ogni caso, va esercitato in modo tale da non paralizzare, mediante l’uso di mezzi dilatori, il potere disciplinare del datore di lavoro.

Il licenziamento è pertanto legittimo.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

Contribuisci anche tu a far crescere il sito!
Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui principali social network.

Nessun commento:

Posta un commento