lunedì 22 aprile 2013

L’avvio della procedura di licenziamento collettivo non determina di per sé pregiudizio


Una grossa azienda giunge a concludere un accordo con diverse sigle sindacali. Rimane escluso dall’intesa un noto sindacato nazionale.

In esecuzione dell’accordo, l’azienda procede ad una serie di assunzioni, lasciando però fuori i dipendenti aderenti al sindacato non firmatario.

Il sindacato, ritenendo configurata una discriminazione collettiva ed individuale ai danni dei propri iscritti, propone ricorso dinanzi al Giudice del Lavoro.

Chiamato a pronunciarsi sulla questione è il Tribunale di Roma, il quale, con ordinanza del 21 giugno 2012, riconosce le ragioni del sindacato ed ordina l’assunzione di 145 lavoratori iscritti al medesimo.

Il Tribunale ordina altresì di mantenere, per le assunzioni future, una percentuale (pari all’8,75%) in favore degli aderenti al sindacato ricorrente.

In secondo grado la Corte d’Appello di Roma, con ordinanza del 19 ottobre 2012, conferma le ragioni del sindacato.

Tra i 145 dipendenti, inoltre, ne individua 126 oggetto di discriminazione collettiva e ne ordina l’assunzione entro 180 giorni.

Per gli altri 19, invece, ritiene configurata una vera e propria discriminazione individuale e pertanto ne ordina l’assunzione in tempi più ristretti (entro 40 giorni).

L’azienda, in ottemperanza alla sentenza della Corte, procede ad assumere i 19 lavoratori, ma apre altresì una procedura di licenziamento collettivo ai danni degli stessi, dichiarando di non poter sostenere l’aggravio di forza lavoro imposto dalla sentenza.

Ancora una volta il sindacato, ritenendo che l’apertura del licenziamento collettivo costituisca una ritorsione del datore di lavoro contro l’iniziativa giudiziaria precedentemente intrapresa, e che dunque configuri un’ulteriore discriminazione, posta in essere dall’azienda come reazione alle rivendicazioni dei lavoratori, si rivolge al Giudice del Lavoro.

Il Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, con ordinanza 15 gennaio 2013, questa volta dà ragione all’azienda.

La motivazione.

Il Tribunale accerta che, effettivamente, l’iniziativa del datore di lavoro è temporalmente ravvicinata e collegata all’azione giudiziaria già intrapresa.

Tuttavia ritiene che la comunicazione di avvio della procedura di licenziamento collettivo non determini ancora un pregiudizio ai danni dei lavoratori.

Mediante la stessa, infatti, il datore annuncia solo l’intenzione di assumere una futura decisione espulsiva.

La comunicazione di avvio, dunque, non è immediatamente lesiva degli interessi dei lavoratori.

Il pregiudizio, invece, può ritenersi configurato solo con il licenziamento vero e proprio.

Ritiene inoltre il Tribunale che alla base dell’iniziativa datoriale vi sono ragioni produttive che lo stesso sindacato ha riconosciuto come reali in sede di mancato accordo.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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