lunedì 15 aprile 2013

La sentenza di patteggiamento non giustifica di per sé il licenziamento


Un dipendente di Poste Italiane S.p.a., durante l’orario di lavoro, si rende protagonista di un alterco con dei vigili urbani.

Viene aperto un procedimento penale, nell’ambito del quale il lavoratore preferisce patteggiare la pena.

Sulla base di tale patteggiamento, l’azienda decide a sua volta di aprire un procedimento disciplinare, contestando al dipendente di aver tenuto un comportamento aggressivo durante il servizio.

Il procedimento si conclude con un provvedimento di licenziamento, il quale viene però impugnato dal lavoratore.

In primo grado il Tribunale di Messina dichiara l’illegittimità del recesso.

In secondo grado la Corte d’Appello di Messina conferma la decisione di primo grado.

Secondo la Corte la sentenza di patteggiamento, ai fini del procedimento disciplinare, non può essere equiparata ad una sentenza di condanna.

Inoltre le prove acquisite non confermano l’aggressività del dipendente.

Al contrario, risulta invece che il lavoratore sia stato vittima di una provocazione da parte dei due vigili urbani.

Avverso tale decisione presenta ricorso per cassazione Poste Italiane, sostenendo che, in base al contratto collettivo applicabile, la condanna giustifica il licenziamento.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 18 febbraio 2013, n.3912, ha dato definitivamente ragione al dipendente.

La motivazione.

Secondo la Cassazione, mediante la sentenza di patteggiamento l’imputato non nega la propria responsabilità.

Contrariamente a quanto affermato dalla Corte d’Appello, dunque, la sentenza di patteggiamento può essere equiparata ad una sentenza di condanna agli effetti disciplinari.

Tuttavia il datore di lavoro, prima di intimare il licenziamento, deve comunque svolgere un’indagine ulteriore, al fine di verificare se i fatti imputati al lavoratore sono idonei a ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario.

Ciò soprattutto nel caso in cui il licenziamento viene intimato sulla base di una previsione del contratto collettivo.

Nella fattispecie il datore non ha svolto tale accertamento.

Il licenziamento è pertanto illegittimo. 

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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