martedì 26 marzo 2013

Licenziamento del dipendente pubblico in conflitto di interessi con atti e decisioni del proprio ufficio

Vedi anche:

Guida al Licenziamento del Dipendente Pubblico. Motivi di Impugnazione, Rimedi e Tutela

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici.

Il Codice, emanato in attuazione della legge anti – corruzione n.190/2012, indica i doveri di comportamento dei dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni e prevede che la loro violazione è fonte di responsabilità disciplinare.

I dipendenti che violano il Codice, dunque, rischiano l’apertura di un procedimento disciplinare, il quale può concludersi con l’applicazione di varie sanzioni.

Le sanzioni applicabili sono quelle indicate nei contratti collettivi e nella normativa, anche regolamentare, vigente in ciascun settore.

Nell’applicazione della sanzione si tiene conto della gravità del comportamento e dell’entità del pregiudizio, anche morale, arrecato al decoro o al prestigio dell’Amministrazione.

Nei casi più gravi, o in caso di recidiva, può anche essere applicata la sanzione del licenziamento senza preavviso, vale a dire del licenziamento per giusta causa.

Interessi finanziari, conflitti di interesse ed obbligo di astensione.

Analizziamo in questo articolo il caso del dipendente pubblico che venga a trovarsi in conflitto di interessi rispetto ad atti e decisioni del proprio ufficio.

L’art.6 del Codice stabilisce che il dipendente, all’atto dell’assegnazione dell’ufficio, informa per iscritto il dirigente dell’ufficio stesso di tutti i rapporti, diretti e indiretti, di collaborazione con soggetti privati, in qualunque modo retribuiti, che lo stesso abbia o abbia avuto negli ultimi 3 anni, precisando:

a) se egli, il coniuge, i suoi parenti o affini entro il secondo grado o i suoi conviventi, abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione;
b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o decisioni inerenti all’ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate.

Il dipendente, inoltre, deve astenersi dal prendere decisioni o dallo svolgere attività inerenti alle sue mansioni, in caso di conflitto di interessi con interessi personali o con interessi del coniuge, di conviventi, di parenti, di affini entro il secondo grado.

Il dipendente che non si astenga, in caso di recidiva rischia il licenziamento.

Allo stesso modo, l’art.7 del Codice obbliga il dipendente ad astenersi dal partecipare all’adozione di decisioni, o ad attività, che possano coinvolgere interessi propri, ovvero interessi:

a) di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi;
b) di persone con le quali abbia rapporti di frequentazione abituale o altro rapporto preferenziale;
c) di individui od organizzazioni con cui in prima persona, o il coniuge, abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito significativi;
d) di individui od organizzazioni di cui sia tutore, curatore, procuratore o agente;
e) di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati, società o stabilimenti di cui sia amministratore o gerente o dirigente.

Il dipendente, infine, deve astenersi in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza.

Sulla richiesta di astensione decide il responsabile dell’ufficio di appartenenza.

La vigilanza sui Codici di Comportamento.

La singola Amministrazione è comunque libera di adottare un proprio Codice di Comportamento, il quale va ad affiancarsi a quello ora approvato dal Consiglio dei Ministri.

A vigiliare sull’applicazione di entrambi i Codici dovranno essere i dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture di controllo interno, gli uffici etici e di disciplina ed infine l’ufficio procedimenti disciplinari.

Vedi anche:

Guida al Licenziamento del Dipendente Pubblico. Motivi di Impugnazione, Rimedi e Tutela

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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