sabato 16 marzo 2013

In caso di assenza dal lavoro, il dipendente perde il diritto alla retribuzione prima ancora del licenziamento

Vedi anche:

Guida al Licenziamento per Assenza Ingiustificata. Motivi di Impugnazione, Rimedi e Tutela

La vicenda.

Ad un lavoratore viene imposto un cambio di mansioni.

Il dipendente, dopo un periodo di ferie, decide di non ritornare al lavoro, ragion per cui l’azienda lo invita formalmente a riprendere servizio.

L’invito non sortisce alcun effetto, per cui l’azienda, dopo aver interrotto il pagamento della retribuzione, apre un procedimento disciplinare, al termine del quale intima al lavoratore il licenziamento per giusta causa.

Il provvedimento di espulsione è impugnato dal lavoratore in giudizio.

La Corte d’Appello di Roma dichiara la legittimità del licenziamento, ma condanna comunque l’azienda a pagare le retribuzioni fino alla data del licenziamento.

Ricorre avverso tale decisione l’azienda.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 6 febbraio 2013, n.2760, dà ragione al datore di lavoro.

La motivazione.

Secondo la Corte, al dipendente che sospenda volontariamente l’esecuzione della prestazione lavorativa, non è dovuta la retribuzione, dal momento che quest’ultima spetta soltanto se la prestazione di lavoro viene effettivamente svolta.

Pertanto il lavoratore che, nonostante l’invito dell’azienda a riprendere servizio, non si presenta sul posto di lavoro, non solo può essere licenziato per giusta causa (nella fattispecie per assenza prolungata), ma perde anche il diritto alla retribuzione per il periodo non lavorato.

Per tale motivo, l’azienda ha sospeso legittimamente il pagamento della retribuzione, prima ancora di intimare il licenziamento.

Cancellata, dunque, la condanna del datore di lavoro al pagamento delle retribuzioni fino alla data del licenziamento.

Vedi anche:

Guida al Licenziamento per Assenza Ingiustificata. Motivi di Impugnazione, Rimedi e Tutela

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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