martedì 12 marzo 2013

Il nuovo giudizio sui licenziamenti rischia di far andare fuori termine il lavoratore


La riforma Fornero ha introdotto una corsia preferenziale, cioè più veloce, per le cause aventi ad oggetto licenziamenti (c.d. rito abbreviato).

La novità, tuttavia, non si applica a tutte le controversie, ma solo a quelle che coinvolgono aziende datrici di lavoro cui è applicabile l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori (vale a dire aziende con più di 15 dipendenti).

Di qui l’interesse del lavoratore a far accertare in giudizio il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, in modo da poter invocare la maggiore tutela prevista dall’art.18 dello Statuto dei Lavoratori e così poter chiedere la reintegrazione nel proprio posto di lavoro.

Ed è quello che ha fatto un lavoratore, rivolgendosi al Tribunale di Venezia mediante il rito abbreviato.

Senonchè i magistrati veneziani, con ordinanza 2 ottobre 2012, hanno stabilito che la corsia preferenziale non è applicabile allorquando il lavoratore, oltre ad impugnare il proprio licenziamento, chiede anche che venga accertato il requisito dimensionale in capo all’azienda.

Sulla stessa linea anche il Tribunale di Milano, pronunciatosi sulla questione con ordinanza del 26 novembre 2012.

Secondo questi orientamenti, dunque, non si potrà seguire il rito abbreviato, ma il rito ordinario, con notevole allungamento dei tempi processuali.

Ma il problema più rilevante è rappresentato dal pericolo che il lavoratore vada fuori termine e non possa più contestare il proprio licenziamento.

Facciamo un esempio.

La legge impone di contestare stragiudizialmente (es. anche mediante una lettera raccomandata) il proprio licenziamento entro 60 giorni dalla comunicazione dello stesso.

A questa prima contestazione dovrà fare seguito l’impugnazione giudiziale, la quale si propone con ricorso davanti al Giudice del Lavoro, entro i 180 giorni successivi alla scadenza dei 60 giorni di cui si è detto sopra (60 + 180).

Immaginiamo ora che il lavoratore proponga il ricorso con rito abbreviato, chiedendo però anche l’accertamento del requisito dimensionale in capo all’azienda.

Il Giudice del Lavoro, seguendo i due orientamenti summenzionati, sarà costretto a dichiarare inammissibile il ricorso, invitando il lavoratore a proporre un nuovo ricorso seguendo il rito ordinario.

Se nel frattempo, però, sono decorsi i 180 giorni previsti per l’impugnazione giudiziale, il lavoratore rischia di vedersi dichiarare inammissibile anche il secondo ricorso.

Questi gli effetti (perversi) di una legge (la c.d. riforma Fornero) scritta davvero molto male.

Ma a questo, purtroppo, il legislatore ci ha abituati da tempo.

Vedremo se in seguito ci sarà un mutamento di opinione da parte della giurisprudenza.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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