venerdì 22 febbraio 2013

Tassa da pagare per licenziare un lavoratore domestico, una colf, una badante o una baby sitter?




A partire dal 1 gennaio 2013, il datore di lavoro che intende licenziare un lavoratore, sarà costretto a versare una “tassa” in favore della nuova AspI (Assicurazione Sociale per l’Impiego).

L’importo da versare è pari a circa € 483,00 per ogni anno di lavoro svolto, fino ad un massimo di 3 anni:

es. lavoratore assunto da 1 anno => importo da versare pari ad € 483,00 circa;
lavoratore assunto da 3 anni => importo pari ad € 1.450,00 circa;
lavoratore assunto da 10 anni => importo sempre pari ad € 1.450,00 circa, in quanto è stato raggiunto il tetto massimo di 3 anni.

Gli importi versati serviranno per finanziare l’AspI, ossia per garantire a quanti vengono licenziati la c.d. “indennità di disoccupazione”.

La particolarità è rappresentata dal fatto che gli importi summenzionati sono imposti a prescindere dalla retribuzione percepita dal lavoratore:

es. lavoratore assunto da 3 anni con stipendio pari ad € 1.200,00 => importo da versare pari ad € 1.450,00 circa;
lavoratore assunto da 3 anni, ma con stipendio pari ad € 600,00 => importo da versare sempre pari ad € 1.450,00 circa.

L’importo dovrà essere versato anche nel caso in cui il lavoratore viene licenziato in seguito a giusta causa (es. per furto).

L’unico caso in cui l’importo non è dovuto si ha quando il lavoratore decide di dimettersi volontariamente (c.d. dimissioni).

§§§

A seguito dell’introduzione normativa, si era diffusa sui media la notizia secondo cui anche il datore di lavoro che intendeva licenziare un lavoratore domestico, una colf, una badante, oppure una baby sitter, avrebbe dovuto pagare l’odiato balzello.

Successivamente, tuttavia, è intervenuto il Ministero del Lavoro a chiarire che il contributo è dovuto solo dal datore di lavoro che riveste la qualifica di imprenditore e non invece dal datore di lavoro – famiglia.

Anche l’Inps, con propria circolare, ha confermato tale orientamento.

§§§

Per quanto riguarda gli altri lavoratori, facile comunque immaginare il percorso per poter aggirare la legge e non pagare l’importo: es. proporre al lavoratore di dimettersi (per non pagare l’importo dovuto all’AspI) e promettergli il pagamento di una somma di danaro, ovviamente inferiore all’importo che sarebbe stato dovuto all’AspI.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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