mercoledì 13 febbraio 2013

Licenziamento della dipendente che rifiuta il posto di lavoro in un’altra società del gruppo

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Guida al Licenziamento Economico (o per Giustificato Motivo Oggettivo)

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La vicenda.

Ad una dipendente viene offerto un posto di lavoro in un’altra società del gruppo, ma con meno di 15 dipendenti.

La lavoratrice rifiuta l’offerta e, 8 mesi dopo, viene licenziata per giustificato motivo oggettivo.

La dipendente impugna il provvedimento espulsivo dinanzi al Tribunale di Bergamo, il quale dichiara illegittimo il licenziamento.

Il giudizio d’appello.

In secondo grado la Corte d’Appello di Brescia conferma la decisione del Tribunale, ritenendo che la società datrice di lavoro non abbia fornito la prova dell’impossibilità di ricollocare la lavoratrice in una delle sue aziende o stabilimenti, dove occupava più di 300 dipendenti, in mansioni equivalenti.

Rileva la Corte d’Appello che l’azienda si è limitata ad affermare che vi era stata una sensibile contrazione dell’organico (da 465 a 319 unità), che non vi erano state assunzioni dopo il licenziamento della lavoratrice e che la dipendente aveva rifiutato l’offerta di ricollocazione presso altra società del gruppo.

Secondo la Corte, invece, dal giudizio è emerso che l’azienda, sia prima che dopo il licenziamento, avesse assunto ben 5 impiegati con mansioni che la lavoratrice licenziata avrebbe potuto svolgere.

L’azienda tuttavia non ha provato alcuna ragione giustificativa dell’impossibilità di adibire alle stesse mansioni la lavoratrice.

Secondo la Corte, inoltre, l’azienda non avrebbe potuto licenziare la dipendente per il suo rifiuto al nuovo posto di lavoro, poiché la proposta era stata rifiutata per ragioni di convenienza non sindacabili.

Successivamente a questa offerta, infine, alla lavoratrice non era stata fatta nessun altra proposta e tantomeno le era stato detto che la ricollocazione presso altra azienda del gruppo era legata alla necessità di sopprimere il suo posto di lavoro.

La decisione della Corte di Cassazione.

Nel successivo grado di giudizio, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 2 gennaio 2013, n.6, dà definitivamente ragione alla lavoratrice.

Secondo la Corte, in giudizio la lavoratrice ha adempiuto ai propri oneri di deduzione e allegazione, illustrando la situazione del suo ex ufficio successivamente al suo licenziamento e rappresentando l’esistenza di posizioni lavorative di prossima scopertura, l’assunzione alcuni mesi dopo di una nuova dipendente, nonché altre assunzioni, sempre successive al licenziamento.

Le nuove assunzioni sono state dimostrate mediante l’acquisizione al giudizio del libro matricola aziendale.

Il datore non ha invece dimostrato l’impossibilità di adibire la dipendente ad altre mansioni all’interno dell’azienda, tanto più che ella si era dimostrata disposta a svolgere anche compiti di rango inferiore.

L’azienda non ha nemmeno specificato che la mancata accettazione dell’offerta avrebbe comportato l’allontanamento dal lavoro.

Il licenziamento è pertanto illegittimo.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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