martedì 12 febbraio 2013

Licenziamento del lavoratore dirigente e reintegrazione nel posto di lavoro




 
Un lavoratore dirigente viene licenziato dall’azienda presso la quale presta la propria attività lavorativa.

Il dipendente, ritenendo illegittimo il provvedimento espulsivo, impugna lo stesso dinanzi al Giudice del Lavoro e, in applicazione dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, chiede la reintegrazione nel posto di lavoro.

Si oppone l’azienda, sostenendo che la tutela reale garantita dall’art.18 non è applicabile alla figura dirigenziale.

L’art.10 della legge n.604 del 1966, infatti, garantisce la tutela reintegratoria agli impiegati ed ai quadri, ma non ai dirigenti, i quali non sono contemplati nella norma.

Il dipendente ribatte sostenendo di non essere un vero e proprio dirigente, cioè di essere sempre stato retribuito come dirigente, ma di non averne mai avute le funzioni (c.d. pseudo dirigente), per cui la reintegrazione sarebbe spettante.

A pronunciarsi sulla questione è il Tribunale di Chieti il quale, con ordinanza cautelare del 20 novembre 2012, dà ragione all’azienda.

Il giudice distingue tra la figura del dirigente apicale, vale a dire di vertice (es. amministratore delegato) e la figura del dirigente minore (o di livello intermedio), sempre dotato di una certa autonomia, ma coordinato dal primo: l’art.18 non è applicabile a nessuna delle due figure.

Nella fattispecie, il lavoratore ricorrente viene inquadrato dal giudice nella categoria del dirigente intermedio, per cui ad esso non spetta la tutela reintegratoria riconosciuta dall’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.

Il giudice non rileva nemmeno l’esistenza di un trattamento di miglior favore da parte della contrattazione collettiva, la quale sola avrebbe potuto condurre ad un esito differente del giudizio.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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