lunedì 4 febbraio 2013

La revoca del licenziamento dopo la riforma Fornero




La riforma Fornero (legge n.92/2012, art.1, comma 42, ultima parte), entrata in vigore il 18 luglio 2012, ha apportato modifiche e novità in materia di revoca del licenziamento.

Precedentemente alla riforma, infatti, il datore di lavoro, per poter revocare il licenziamento appena intimato, aveva bisogno del consenso del lavoratore.

In questi casi, al lavoratore che prestava il proprio consenso, spettava comunque un importo a titolo di risarcimento del danno, non inferiore a 5 mensilità.

A partire dal 18 luglio 2012, invece, il datore di lavoro è libero di esercitare il proprio diritto di ripensamento, e dunque di revocare il licenziamento, senza dover ricorrere al consenso del lavoratore.

La revoca potrà essere effettuata entro e non oltre 15 giorni da quando il lavoratore decide di impugnare il licenziamento.

A seguito della revoca, il rapporto di lavoro viene ricostituito come se nulla fosse accaduto ed il lavoratore ha diritto alle retribuzioni dal momento del licenziamento fino alla ripresa del servizio.

Il lavoratore non può rifiutare la revoca del licenziamento.

Invitato infatti a riprendere servizio, qualora non si presenti sul luogo di lavoro, allo stesso potrà essere contestata l'assenza ingiustificata e potrà essere aperto a suo carico un procedimento disciplinare.

Enormi i vantaggi previsti per il datore di lavoro.

Di fronte ad un licenziamento illegittimo, infatti, il datore potrà revocare lo stesso, evitando così il contenzioso.

Risparmierà così sulle spese legali ed eviterà di vedersi addebitare tutte le conseguenze che la normativa prevede in caso di licenziamento illegittimo (reintegrazione nel posto di lavoro, pagamento di indennità risarcitorie, pagamento della contribuzione, ecc.).

Il lavoratore che non è d'accordo sulla revoca e sul suo rientro nel luogo di lavoro, potrà sempre rassegnare le proprie dimissioni.

L'istituto della revoca può essere applicato anzitutto al licenziamento disciplinare.

In particolare, il datore potrà ricorrervi a seguito dell'esame di elementi giustificativi del lavoratore o della riconsiderazione della condotta posta in essere dallo stesso.

Non è esclusa, tuttavia, la sua applicazione anche al licenziamento intimato per motivi economici.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

Contribuisci anche tu a far crescere il sito!
Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui principali social network.

Nessun commento:

Posta un commento