martedì 26 febbraio 2013

La coltivazione per uso personale di marijuana non giustifica il licenziamento

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La vicenda.

Un dipendente di un grande gruppo imprenditoriale viene accusato di aver coltivato marijuana in casa.

L’accaduto viene amplificato dalla stampa locale e rischia di danneggiare seriamente l’azienda datrice di lavoro, la quale svolge un servizio pubblico.

Per evitare una probabile condanna, il lavoratore patteggia la pena.

L’azienda, dal canto suo, ritenendo di aver subito un danno all’immagine, decide di licenziare il dipendente, il quale però impugna il provvedimento espulsivo.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 6 dicembre 2012, n.21940, dà ragione al lavoratore.

La motivazione.

Ad avviso della Corte, in genere i comportamenti tenuti dal dipendente al di fuori della sfera lavorativa non possono giustificare il licenziamento.

La questione, tuttavia, cambia nel momento in cui la prestazione lavorativa richiede un ampio margine di fiducia, oppure i comportamenti del lavoratore possono incidere negativamente sull’immagine del datore di lavoro.

Nella fattispecie, tuttavia, la Corte ritiene sproporzionata la sanzione del licenziamento, dal momento che la coltivazione di marijuana è dedicata all’uso personale e, quindi, nessun rilievo può assumere lo svolgimento di un servizio pubblico da parte del datore di lavoro, nonostante la diffusione dell’accaduto da parte della stampa locale.

La condotta del dipendente, dunque, non è idonea ad incidere sull’immagine dell’azienda.

Per tali ragioni, la Corte dichiara l’illegittimità del licenziamento.
Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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