La vicenda.
Un dipendente di un grande gruppo imprenditoriale viene
accusato di aver coltivato marijuana in casa.
L’accaduto viene amplificato dalla stampa locale e rischia di
danneggiare seriamente l’azienda datrice di lavoro, la quale svolge un servizio
pubblico.
Per evitare una probabile condanna, il lavoratore patteggia la
pena.
L’azienda, dal canto suo, ritenendo di aver subito un danno
all’immagine, decide di licenziare il dipendente, il quale però impugna il
provvedimento espulsivo.
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 6 dicembre
2012, n.21940, dà ragione al lavoratore.
La motivazione.
Ad avviso della Corte, in genere i comportamenti tenuti dal
dipendente al di fuori della sfera lavorativa non possono giustificare il
licenziamento.
La questione, tuttavia, cambia nel momento in cui la
prestazione lavorativa richiede un ampio margine di fiducia, oppure i
comportamenti del lavoratore possono incidere negativamente sull’immagine del
datore di lavoro.
Nella fattispecie, tuttavia, la Corte ritiene sproporzionata la
sanzione del licenziamento, dal momento che la coltivazione di marijuana è
dedicata all’uso personale e, quindi, nessun rilievo può assumere lo svolgimento
di un servizio pubblico da parte del datore di lavoro, nonostante la diffusione
dell’accaduto da parte della stampa locale.
La condotta del dipendente, dunque, non è idonea ad incidere
sull’immagine dell’azienda.
Per tali ragioni, la Corte dichiara l’illegittimità del
licenziamento.
Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com
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